Sergio Leone, esoterismo critico e attualità

I simboli ne “Il Buono, il Brutto e il Cattivo”.

Volete divertirvi con “Gombloddooooo”, il gioco dell’anno? Allora fate sul serio, osservate queste due immagini tratte dal film, di Sergio Leone, “Il Buono il Brutto e il Cattivo”.  La grandiosa scena del duello a tre (triello) nel cimitero militare, con le musiche eccezionali di Ennio Morricone, l’avete presente? È uno dei più celebri finali nella storia del cinema.  Se non la ricordate guardatela qui.
La colonna spezzata alle spalle di Clint Eastwood e l'urna dietro Eli Wallach

“Il Buono, il Brutto e il Cattivo”: alle spalle di Clint Eastwood la colonna spezzata, l’urna dietro Eli Wallach

La scenografia è una ideazione straordinaria di Carlo Leva. Avrebbe meritato l’Oscar. Più che un’architettura spaziale è un disegno urbanistico; delinea una città dei morti, si capisce, ma nella veste di una moderna necropoli. La scena contiene abbastanza chiaramente inquadrature con forti simboli esoterici e massonici come la colonna spezzata e l’urna. Ambedue si trovano alle spalle di due dei tre duellanti, Clint Eastwood ed Eli Wallach. Nessuno ci fa caso, eppure l’esoterismo con i suoi simboli c’è tutto e anche in grande evidenza. La colonna spezzata indica la morte o l‘interruzione prematura di una vita, di giovani maschi, in particolare. L’urna, fin dalla tradizione classica, è molto ricca di significati funebri. Principalmente è il simbolo del dolore, come se dovesse contenere le molte lacrime versate per la guerra civile americana (1861-65). Quando è coperta da un drappo, indica (tra le altre cose) che la persona deceduta era anziana. Se coperta non lo è, come in questo caso, si tratta ancora una volta di sottolineare che si è in presenza di giovani vite distrutte.

Proiezione del Paradiso Terrestre

Una delle locandine del film. I duellanti sono chiaramente disposti a triangolo equilatero inscritto in un cerchio

Una delle locandine del film. I duellanti  disposti a triangolo equilatero inscritto in un cerchio.

Questi due monumenti, presumibilmente in legno e carta pesta, furono appositamente preparati per il film. Oggi non li si trova più sul posto. Anche il cimitero a cerchi concentrici ha una sua conformazione pesantemente esoterica, un riferimento al movimento universale (sasso in acqua, gravitazione planetaria). Qui si sviluppano attorno a un’origine circolare di pietra, costituita da un pavimento e un bordo in sassi squadrati. All’interno, i tre duellanti, o “triellanti” si dispongono a triangolo. Questo triangolo è inscritto in un cerchio che a sua volta dà vita ai molti altri cerchi dove sono disposte le tombe. In una di questa c’è una forte somma di denaro, motivo del quale si è scatenata la guerra civile e il duello a tre. La scena indica nella conquista scriteriata del denaro la forma più tragica, esplosiva, della morte collettiva. Nello stesso tempo, la scenografia è un palese riferimento al Paradiso Terrestre, una geometria con Dio al centro (triangolo e cerchi concentrici), la selva di croci che rappresentano gli alberi del giardino sacro, ma con un unico punctum, l’albero del bene e del male (la tomba di Arch Stanton), la casa del diavolo col denaro. Volendo, è l’Eden dopo la cacciata, è l’Eden perduto.

E il cimitero immaginario diventa museo

La ricerca frenetica della tomba di Arch Stanton, con Tuco (Eli Wallach) che corre fra ben ottomila tombe e altrettante povere croci di legno marcio,  recuperato, è musicata da Morricone ne L’estasi dell’oro,  splendido brano per coro e orchestra.  Tuco non è indifferente alla tragedia, ma è come spiritato, posseduto. Autentico colossal italiano, costato uno sproposito, fu girato nel 1966 interamente in Spagna, quando c’era ancora il dittatore Franco e nonostante sia ricordato come uno dei più violenti attacchi al militarismo mai prodotti nella storia del cinema, ricevette inspiegabilmente un aiuto fondamentale dall’esercito spagnolo che fornì alla produzione ben 1500 soldati come comparse, organizzò l’esplosione del grande ponte di legno utilizzando notevoli quantitativi di tritolo e intervenne con i suoi i bulldozer per sistemare l’area di quello che sarebbe diventato il cimitero, totalmente ignaro dell’esoterismo pacifista di Sergio Leone e Carlo Leva. 

La scenografia del cimitero

La scenografia geometrica del cimitero

Il finto cimitero è stato quest’anno ricostruito a Burgos. Nello stesso posto dove fu allestito da Leva e trasformato, caso unico, in una sorta di museo archeologico-cinematografico. L’occasione: i 50 anni del film (1966-2016). E infatti la notizia vera di questo articolo, in fondo, è proprio questa. Guardate un po’ qui.
Autore dell’atricolo è Roberto Schena, consentita la riproduzione solo citando il nome dell’Autore e l’indirizzo del sito ilcielosumilano.it. 



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