La Milano della Cerchia interna dei navigli? Non era così bella

Uno dei pochi angoli veramente artistici della Cerchia dei Navigli 
Palazzo Visconti di Modrone, oggi Università statale

TROPPA RETORICA, ecco le foto

Fondamentalmente, per gli standard italiani, Milano è sempre stata una città piuttosto bruttina. O meglio, una città non così attraente, priva delle stesse qualità vantate,  fin dal Medioevo e presenti ancor’oggi, da Roma, Napoli, Venezia, Firenze, ma anche di città minori, come Pisa, Siena o, per rimanere in ambito lombardo, Bergamo e Mantova. Vi hanno lavorato sì grandi artisti e architetti, primi fra tutti Leonardo e Bramante, ma senza lasciare le stesse tracce vistose di altri siti, visibili ovunque in Italia.  

Un magazzino, detto sciostra, di pietre in via Francesco Sforza

Nemmeno la tanto decantata Cerchia dei Navigli (disegno leonardesco realizzato dagli spagnoli) offriva in verità angoli così suggestivi. L’amministrazione podestarile non ha reso un servizio al futuro della città, nel coprirla, l’anno di grazia 1929, ma non è nemmeno il caso di riaprila, come si propone con insistenza. Gli angoli suggestivi recuperabili sarebbero pochissimi, si conterebbero sulle dita di una mano. Per esempio, l’area di via Senato era bella ed elegante, con tutti quei palazzi signorili esistenti ancor oggi. Via Visconti di Modrone, con le ville patrizie che si affacciano, era decisamente romantica.  Ma erano gli unici angoli accettabili, tutto il resto era impresentabile, e oggi è ormai costituito da moderni palazzoni di cemento.

La loro chiusura fu una festa

Canella Giuseppe, Naviglio sul ponte di S. Marco – Fond Cariplo

Il “Tumbun de San Marc”, dopo la Questura di via Fatebenefratelli, presso la chiesa omonima, conserva qualcosa di pittoresco. Il resto della Milano dei Navigli, però, gli altri tre quarti, al di fuori dei quartieri benestanti, dovevano presentarsi ben squallidi se all’alba del XX secolo si passa a coprire tutto senza opposizione e senza rimpianti, a quanto pare, da parte dei milanesi. Nessuna petizione significativa. Nessuno protestò per la loro copertura e trasformazione in sede stradale, nemmeno nei quartieri “alti”. Qualcosa vorrà dire.  La mitica Cerchia non era amata, punto, dura veritas, sed veritas. Anzi, i milanesi, riferiscono le cronache d’allora, erano alquanto entusiasti di non vedere più quei canalacci puzzolenti  divenuti sempre più difficili e costosi mantenere.  C’è addirittura l’inaugurazione dei lavori di copertura, in pompa magna. Poche e deboli le rimostranze, tra cui i lodevoli articoli del mensile “La Martinella”, ma oppositori appassionati quasi niente e mai illustri.  Gli artisti più importanti dell’epoca, da Sironi a De Chirico, milanesi d’adozione, non alzano un dito. Non parliamo dei futuristi. Del resto, basta dare un’occhiata a queste immagini d’epoca per rendersene conto. 

SPETTACOLI SQUALLIDI

Scarsissima vegetazione, nemmeno spontanea,   aiuole e fiori inesistenti, mura annerite, pareti di edifici e sponde largamente scrostate: tutto di Milano by navigli si presenta  troppo vecchio e degradato. Da decenni 

Bernardino Bison, Il Naviglio Morto, Porta Beatrice a Brera, prima metà del XIX sec. Un angolo abbastanza tetro

d’incuria e povertà. Milano non è e non era Amsterdam, né per i canali, né per le abitazioni. Poca eleganza. Catapecchie e tettoie si susseguivano a iosa, laterizi e materiare di recupero ammassati, poca architettura studiata, nessuna riflessione sul paesaggio urbano; certo un buon risparmio per i milanesi, ma antiestetico al massimo. Intonaci invecchiati, se non cadenti, materiali edili e di ogni altro tipo accatastati all’aperto,  case di ringhiera insalubri e scarse di privacy, magazzini fluviali, dette sciostre, per l’accumulo di legname, con assi verticali accatastati, pietre grezze, per non parlare del letame (venduto nei borghi); ovunque abitazioni banali, quando non male assortite. Arte zero, statue e monumenti due o tre al massimo e nemmeno bellissimi. Intorno alla Cerchia niente vie e piazze d’ispirazione poetica, nessuna perlomeno che sia passata alla storia dell’architettura.  Dove portare il turista contemporaneo?  Un problema. Più spesso le sole persone che si notano dalle fotografie d’epoca lungo le sponde dei Navigli sono lavandaie, con i loro miseri panni stesi e le dita congelate, i dorsi delle mani spaccati dal gelo.  Poca gioia tra i milanesi. 

Sponde scrostate, balaustra sconnessa, edifici modesti in Via Carducci,  allora chiamata Via San Gerolamo, vista dal ponte di porta Vercellina – 1890. Oggi, con opportune ristrutturazioni sarebbe un angolo pittoresco ma in altri tempi era una veduta di squallore

Cancellato il racconto stendhaliano

Uno delle tante postazioni per lavandaie

Quella che coprirono nel 1929 non era già più la Milano di Stendhal, accogliente e luminosa,   capitale per 14 anni del napoleonico Regno d’Italia, una città in via di grande trasformazione. Piuttosto, è una Milano fatiscente, quasi dismessa, troppo umile e soprattutto già annerita dalla rivoluzione industriale. Un quadro di Giuseppe Canella mostra una veduta del  Naviglio Martesana sul ponte di San Marco (Proprietà Fondazioine Cariplo), con acque chiare, limpide, muri bianchi (o meglio: color Terra del Ticino), tetti rossi, persone civilissime in transito, perfino pochissimi panni stesi.  Un paesaggio idilliaco, quello in cui un secolo prima era immerso Stendhal, che però non trova più riscontro nelle fotografie dei decenni successivi, le quali presentano una prospettiva molto grigia. C’è anche il quadro di Bison ritraente il Naviglio Morto: un angolo realistico, suggestivo per la tristezza di quella miseria. Oggi i milanesi innamorati dei grattacieli si vergognerebbero di presentare angoli così. 

Via Santa Sofia

Angoli che non torneranno

Ecco perché la riapertura dei canali milanesi appare del tutto inutile, oltre che troppo costosa (400 milioni di spesa prevista),  l’ennesimo regalo futile al centro storico. Se è una certa filologia urbanistica che si vuole recuperare, con angoli d’epoca, romantici e suggestivi, ebbene, questa non esiste più da un pezzo: tutte le vecchie case (quasi tutte fatiscenti anche allora) sono state sostituite da palazzi nuovi dieci volte più alti. Un canale ai loro piedi non avrebbe alcun senso. di chiudere la cerchia se ne parlava ancora quando c’era l’imperatore, via laghetto per esempio è stata chiusa prima dell’unità d’italia. Ci fu un complesso di ragioni che portò a quella scelta, che io personalmente e molti cittadini non approvano, si badi, avrei lasciato tutto com’era. Ma ormai quegli angoli che vediamo nelle foto d’epoca non ci sono più, c’è ben altro cemento al loro posto.  Si pensi alle periferie, piuttosto, che davvero conservano ancora il passato della rete c’acqua in migliaia di canali, rogge e fontanili, con tutto il loro paesaggio autentico. Questi angoli prospettano un futuro più umano per la città. 

(La prima stesura di questo articolo è del giugno 2015)

Una Milano ben poco presentabile: immagini d’epoca

 

Questa era la “prospettiva” del Naviglio di San Gerolamo all’ex ponte dei Fabbri, che collegava le odierne via Cesare Correnti e corso Genova intersecando via Carducci, nel 1890, poco prima dell’interramento

 

Via Vallone, Conca del Naviglio, Torre del Sale

Via Santa Sofia

Il Laghetto, porticciolo dietro il Duomo, coperto già nel XIX sec. per insalubrità. Fu il primo tratto coperto

Via De Amicis, una sciostra o magazzino fluviale, di una casa di ringhiera primi ‘900




C'è 1 Commento

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  1. Roberto Schena

    AGGIUNTA
    Il mio articolo (http://cielosumilano.blogspot.it/2014/06/la-milano-dei-navigli-non-era-poi-cosi.html) sulla NON utilità della riapertura della Cerchia dei navigli, ha ricevuto diverse riposte, positive e negative. L'idea vede un sacco di gente entusiasta senza capire l'inutilità di un'operazione di facciata, molto costosa, che sottrae tempo e denaro alle REALI emergenze storiche abbandonate nel degrado e alla speculazione in periferia. Dire che Milano è una brutta città non significa che lo sia in tutti gli angoli, è un dato di fatto per diverse ragioni, mancano gli standard per poterla definire "bella" o "città d'arte" al di fuori del pur notevole apparato museale: diciamo che l'insieme non ispira, non ha mai ispirato salvo il periodo stendhaliano, in cui fu capitale napoleonica, oggetto di grandi lavori che ancora ammiriamo, va meglio così? Le uniche parti belle della città e realmente storiche sono sopravvissute in periferia, quelle che si lasciano in degrado, guarda caso. Ma la crociata è sui navigli da riaprire, navigli che non servono più a nulla e che non hanno più un paesaggio da difendere se non insignificanti palazzi moderni, ma ben abitati da una borghesia che ha già tutto fuorché la bellezza. Quel paesaggio là non torna più, fatevene una ragione.


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