Quadri di “naïf didattico” fra risaie e prati a marcita / VIDEO

 

Tra arte popolare e documento storico

Lavoro nei campi e acquaiolo

“Quadri” nel vero senso della parola, realizzati con i colori delle matite a pastello. Sembrano fatti da un bambino, invece sono di una maestra, Luisa Carminati (1927-1986). La signora, andata in sposa a un agricoltore della campagna milanese, era lei stessa figlia di contadini. Con gli occhi di una bambina, ha continuato a guardare a un mondo che stava sparendo. Quasi dei quadri naïf, ma non propriamente naïf, come dice Alberto Belotti, coordinatore di Campo! Università di Milano-campagna el Parco del Ticinello, bensì documentativi di un mondo in estinzione che è bene conoscere anche se ormai passato. E adesso sapremo proprio dalla Carminati perché. Non è Ligabue, però si potrebbe parlare di naïf didattico milanese. Spontanea espressione, non professionale, di un ambiente rurale rimasta un unicum nel suo genere.

Mondine al lavoro e il “servizio acqua con ghiaccio”

La maestra aveva vissuto in quel mondo di fontanili, rogge, canali e estesi prati a marcita, lo ha riprodotto non con la fotografia, ma quasi: col disegno esplicativo-emozionale. Questi quadri sono le scene che lei aveva negli occhi fino a quando non scomparvero già dagli anni Cinquanta sotto i colpi di un’industrializzazione che ha portato un benessere diffuso, ma commettendo il grosso errore di annullare la cultura della terra. Fu ed è tutt’ora rovinosa per l’ambiente.  Ecco che cosa dicono, di bello e di scomodo, i quadri della maestra Luisa Carminati.

La mostra alla Campazzo

Il camparo al lavoro di notte

A spiegare, in questa videointervista, è la figlia Elisabetta Viganò, curatrice della mostra sulla civiltà contadina. E’ ospitata a cascina Campazzo nel Parco del Ticinello per tutta l’estate del 2018. Qui c’è una trentina di quadri, dei 150 realizzati dalla madre. Il loro fascino deriva interamente dallo splendore di questo mondo, così perfettamente organizzato. Le cui giornate e stagioni sono descritte nei minimi particolari e con tutti i loro colori.  La cascina Campazzo conferma così di costituire un vero e proprio centro culturale per la città. Una tendenza che riguarda felicemente tutte le cascine del Milanese collegate al Parco Agricolo Sud.  Da notare che la Campazzo e la cascina Linterno (altro “centro culturale”), nel Parco delle Cave, sono le uniche due cascine che hanno ancora prati coltivati a marcita a Milano.

La benedizione degli animali e l’immancabile ritratto di Sant’Antonio appeso alle pareti, indicato dalla freccia rossa (che ovviamente non è originale)

Figure professionali di campagna

Per secoli, gli abitanti hanno vissuto in questo modo. Hanno creato le loro figure professionali fondamentali, tra cui il camparo, detto “campè” in dialetto, la più importante e forse la più complicata. Era l’uomo che regolava l’apporto di acqua delle marcite e delle risaie, faceva in modo che tutti i campi delle diverse proprietà ricevessero la quantità di acqua necessaria, rompendo o erigendo argini, alzando o abbassando le paratie delle rogge, lavorando notte e giorno. E la figura del camparo alla Campazzo c’è ancora nella persona di due fratelli: Andrea e Nazareno Falappi, abitano lì con la famiglia. Fra gli ultimi campari di Milano.

Prelievo estivo di due secchi di ghiaccio dalla capanna apposita che lo conserva fin dall’inverno

Ma c’era anche la mondina, c’era il ragazzo che portava loro l’acqua da bere, quello che preparava il ghiaccio e lo preservava per l’estate… Le donne erano sempre fondamentali in quel mondo, qui è mostrato come lavavano panni, piatti, pavimenti e bambini. Le rogge erano luoghi freschissimi dove fare il bagno d’estate, mentre gli stagni erano fondamentali per la formazione del ghiaccio, anche per pattinarci sopra con le tipiche scarpe  dalla suola legno usate quotidianamente. E naturalmente il prete, che era un po’ il camparo della vita spirituale dei contadini.

Il museo della civiltà contadina intitolato a Luisa Carminati,  portatore di conoscenze e memorie identitarie fondamentali, presto non sarà più visitabile perché bisognoso di una nuova sede. Dovrebbero essere le associazioni di agricoltori e risicoltori a farsi carico della sua promozione, in specie adesso, di fronte alle nostre coltivazioni di eccellenza seriamente insidiate da una concorrenza asiatica praticamente senza regole.

Disegni di Luisa Carminati. 

La mostra è visitabile per tutta l’estate tre sere alla settimana, Martedì, Giovedì e Domenica, dalle ore 21.30 alle 22.30.

Per ulteriori informazioni  scrivere a parcoagricoloticinello@gmail.com

 

Articolo e videointervista ad Elisabetta Viganò di Roberto Schena 

 




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