G8, PROCESSO AL PROCESSO / 3 – Quei “picchiatori” mai cercati –

 “CONSEGNATECI I TORTURATORI” 

Il pm dei fatti della Diaz Enrico Zucca

Per recente, pubblica ammissione di Enrico Zucca, la magistratura “non è riuscita a identificare alcun torturatore”. Il sostituto procuratore generale, già pm nel “processo Diaz”, ha ammesso che nessun attore delle violenze illecite avvenute a Genova è stato individuato. E ha aggiunto: “Cioè, le nostre forze di polizia – precisa Zucca – non ci hanno consegnato alcun torturatore. E chi ha coperto quegli ignoti torturatori è ai vertici delle forze di polizia. Noi allora chiediamo di consegnarci quei torturatori” (1).  

Come si poteva immaginare, l’affermazione, risalente al marzo scorso, 2018, suscitò un vespaio di polemiche, con minacce di provvedimenti e promesse di accertamenti (2). 

Così il Secolo XIX

 Invece, e questo è l’aggiornamento, se così si può dire, a tutt’oggi mentre scriviamo (settembre 2018) non ha avuto alcun seguito.  Probabilmente, fu pronunciata esattamente allo scopo non di mettere il dito nella piaga, ma di sollevare un polverone. La verità è più scomoda. Sarebbe più corretto dire che, almeno nel caso della Diaz, fu proprio la magistratura, sia inquirente, sia giudicante, a non voler procedere con l’identificazione degli agenti “picchiatori”. 

Il Tribunale di Genova preferì, infatti, non sentire i numerosi agenti, circa 350, che parteciparono direttamente alla perquisizione. Preferì archiviare la loro posizione e proscioglierli. Con la seguente motivazione: “L’effettiva presenza di ciascuno di loro alla “operazione Diaz” non ha potuto essere accertata con sicurezza, giacché il contingente necessario allo svolgimento della stessa fu reclutato in gran fretta e all’ultimo momento, sulla base delle disponibilità manifestate dai singoli e gli elenchi che l’Amministrazione della Polizia di Stato ha trasmesso all’Autorità Giudiziaria non sempre si sono rivelati fedeli (3)”.
Pur con la massima comprensione dovuta alla magistratura per le difficoltà pratiche riscontrate nello svolgere le indagini, la motivazione non convince. E’ vero che gli elenchi forniti dalla Polizia di stato avrebbero potuto essere inaffidabili, ma la magistratura aveva il dovere di chiederli comunque. E possedeva tutti gli strumenti per risalire ai nomi dei 350 partecipanti impegnati a vario titolo nella perquisizione. “In nessun momento delle indagini – continua l’ordinanza di proscioglimento – è stato possibile ipotizzare responsabilità individuali in relazione a singoli episodi, neppure con riferimento a quelli più gravi che hanno comportato per le persone offese postumi permanenti (4)”.

Tutti d’accordo: niente indagini

Nel cortile della Diaz la notte fra il 21 e 22 luglio 2001, al G8 di Genova

Sono ammissioni che lasciamo aperti numerosi interrogativi. Perfino gli avvocati delle persone offese, con motivazioni diverse, rinunciano a opporsi all’archiviazione. Viene spiegato che ai loro assistiti non è stato possibile vedere il volto, in genere coperto, dei poliziotti operanti nella scuola. Invece, al contrario, una sfilata dei 350 agenti per essere interrogati davanti ai pm avrebbe dato una dimostrazione importante della volontà di fare giustizia. O di voler indagare a fondo, riscattando la terribile immagine arrecata al Paese con le violenze avvenute ad opera di chi è preposto a garantire la legge.   

In alternativa, con l’elenco dei 350 in mano, si sarebbero potuti sentire almeno gli agenti operanti stabilmente a Genova, tra Questura, Digos, Squadra mobile, nonché i capisquadra di altri reparti provenienti da altre città. 
Gruppi di agenti i cui reparti sono rimasti senza la specifica d’appartenenza, sono entrati tra i primi nella scuola, e con una certa fretta, una certa furia. Il presupposto delle varie sentenze è ritenere che solo funzionari, dirigenti e capisquadra siano obbligati a impedire comportamenti eventualmente scorretti da parte dei colleghi. Secondo la legge, invece, qualunque agente ha il sacrosanto dovere d’intervenire, anche contro un suo diretto superiore di grado, anche se appartiene a un reparto diverso, qualora dovesse assistere a episodi contra legem. 
Conseguenza di questo atteggiamento “rinunciatario” da parte dei pm, del Tribunale e delle parti civili e purtroppo anche della difesa? I veri responsabili degli abusi e delle violenze non sono mai nemmeno stati cercati.  Non c’è stato alcun tentativo iniziale di scoprire i colpevoli diretti delle lesioni più gravi. I quali, in tutti questi anni, hanno potuto permanere nella Polizia di Stato e lasciare che altri non colpevoli colleghi rispondessero al posto loro. 

 GRADUATI LASCIATI ALLO SBANDO

 Fra i 28 condannati per le violenze alla scuola Diaz, 7 erano erano capisquadra dei 67 uomini appartenenti al VII nucleo sperimentale antisommossa. Quest’ultimo fu creato pochi mesi prima del G8 dal secondo governo Amato, appositamente per fronteggiare i Black bloc e impedire loro di compiere le solite devastazioni di cui sono accusati ogni volta che si muovono.
A parte il tangibile fallimento di un simile obiettivo proprio nei giorni del G8, i 7 graduati del VII nucleo furono  inseriti nella schiera degli imputati semplicemente perché gli unici a redarre regolarmente le relazioni di servizio. Vollero comportarsi in modo corretto e mal gliene incolse. 
I loro 7 nomi sono serviti come prova della loro partecipazione alla perquisizione, ergo alle violenze ingiustificate. Tuttavia, nell’edificio scolastico entrarono, con una irruzione alla rinfusa, altri 280-300 agenti provenienti da diverse questure d’Italia perfino elencate una per una nella sentenza.  Con un’indagine mirata, che invece non è avvenuta, si sarebbe potuto ottenere  i nomi dei 280-330 agenti. Sarebbe stato possibile quanto meno accertare la presenza di altri capisquadra. Oppure quali ordini fossero stati effettivamente impartiti a questa massa notevole di agenti, entrati disordinatamente, da parte di funzionari e dirigenti. Si sarebbe potuto comprendere qualcosa di più dei meccanismi che hanno condotto alcuni agenti all’accanimento violento e all’abortita identificazione dei “torturatori” di cui parla Zucca. Quest’ultimo,  pm della Diaz, dovrebbe spiegare meglio che cosa non ha funzionato. Come mai vi sia stata una sbrigativa archiviazione su un punto fondamentale dell’indagine di sua competenza. 
Dei 7 capisquadra non è stata dimostrata né la reale partecipazione alle violenze illecite, né la loro eventuale omertà a favore di colleghi. La colpevolezza è solo “supposta” alla luce del vago “non poteva non sapere”. Oggi essi devono rimborsare, a vittime che nemmeno hanno toccato e allo Stato che le reclama, somme pesanti per le loro possibilità economiche.
E oltre questi 7 casi molto particolari, ce ne sono almeno altri 3 che si possono definire dei palesi errori giudiziari. Per saperne di più su questi ultimi vedi QUI  e QUI 

note

(1) Dichiarazione di Enrico Zucca il 21 marzo 2018 durante un dibattito dedicato alla vicenda di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e assassinato in Egitto il 3 febbraio del 2016.
2) Articolo del 21 marzo 2018 del Secolo XIX:  La frase del pm Zucca sui torturatori e la polizia. Raffica di reazioni. Il Csm: «Inappropriata»
(3) Ordinanza di Archiviazione parziale e contestuale ordinanza di formulazione dell’imputazione, Tribunale di Genova, Ufficio del giudice per le indagini preliminari, n. 203/05 RGIP, 15.6.2005. dott. Lucia Vignale. Pagine 15 e 16.
(4) ibidem, p.16



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