Leonardo Paoli è “Maschio, bianco, etero”. Con Massimo Stinco

personalità opposte

Leonardo Paoli con Massimo Stinco

Due personalità diversissime, opposte. Leonardo Paoli è un giovane attore fiorentino realmente “maschio, bianco ed etero”. E’ il ritratto della normalità nella sua veste migliore, la più apparentemente gioiosa e riuscita. Massimo Stinco, invece, è noto nel mondo del teatro fiorentino un po’ underground, come regista dei  diversi linguaggi identitari, autentica stella di quel firmamento che non piace tanto al perbenismo. Anche perché è forse l’unico capace di trattare seriamente argomenti come omofilia ed omoerotismo.  Due strade molto diverse che un giorno si sono incrociate e ne è uscito un gioiello di grazia e divertimento.

Leonardo Paoli in “Maschio, bianco, etero”

Per un’ora e venti, uno straordinario Leonardo Paoli recita, canta, balla, compie vere acrobazie grazie al fisico assolutamente statuario, tanto che potrebbe essere esposto agli Uffizi come opera scultorea contemporanea. Cliccare qui a fianco, prego, per rendersi conto.

Niven/Stinco/Paoli

La pièce è tratta dal romanzo di John Niven, scrittore scozzese, ex manager dell’industria musicale, dove ha vissuto in un ambiente di formidabile competizione. Ora che se ne è liberato, lo prende di mira con la sua satira vendicativa. In “Maschio, bianco, etero” (maschio scritto con la k nei manifesti) si parla di Kennedy Marr, un “bastardo” baciato dal successo senza averne merito, come capita. Il Kennedy rielaborato dall’adattamento di Massimo Stinco è “donnaiolo, drinkaiolo, sessaiolo, arrapatiolo, egocentrico, narciso, bello”. Più che altro è un bambolotto insopportabile, un bellissimo toy boy, ovviamente playboy, un perfetto egocentrico, un narciso e, come in ogni ambiente di successo che si rispetti, pure cocainomane.

Leonardo Paoli, attore

Leonardo Paoli lo rende a suo modo simpatico, perché ne fa un individuo lucido, capace di vedere bene il mondo che lo circonda, a cui finge di adeguarsi. Dietro l’apparenza della normalità, dell’esemplare splendore maschile nella versione bianca ed eterosessuale, del tipo umano da sempre dominante,  dentro di sé lo sbeffeggia, sebbene non riesca a liberarsi dei cliché.

bastardo fuori ma non dentro

Leonardo Paoli in “Maschio, bianco, etero”

Il suo dramma è appunto questo: pur sapendo quanto sia mediocre il mondo che pubblica i suoi libri e lo osanna, non riesce a liberarsene e si autoinfligge la pena di esserne schiavo. “Kennedy può scrivere qualsiasi stronzata senza che nessuno fiati, questo è il potere del successo a Hollywood”, afferma pensando a se stesso.  “Certi attori alle prese con i film delle sue sceneggiature  in realtà sono dei “cani”, ma è proprio quando abbaiano che li acclamano”, osserva. Il Kennedy di Stinco e di Paoli domina il prossimo con un fisico capace di raccontare e di essere scenografico,  fa di se stesso un mito, ma è completamente privo di gioia interna.  Non riesce a essere umano come vorrebbe, è solo un’icona, un fantasma mediatico, uno strumento di non si sa bene chi. Kennedy è quello che gli altri vorrebbero lui fosse, con le loro idiozie.

Leonardo Paoli è un perfetto Kennedy Marr. Costruisce in modo credibile il personaggio del “bambolotto”, il suo essere un Big Gim. Sognante, straordinariamente atletico, pungente e beffardo, l’attore è nelle corde di una recitazione esperta, perfezionata a dovere.  Esibisce una bravura spettacolare in questo suo quasi monologo , piacevolissimo da sentire, ricco di ironie, come se indossasse le maschere dei personaggi che ruotano intorno alla sua vita.

Con  Valeria Salonia, Stefano Carotenuto, Babiana Bolignano. Qui l’intervista con Massimo Stinco  e Leonardo Paoli

Le immagini di “Maschio, bianco, etero”

 Leonardo Paoli in altri lavori teatrali




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