Periferie a confronto: Mosca e Milano, Butovo e Gratosoglio

Che cos’è il Butovo di Mosca? Guarda un breve video QUI.

Il Butovo, quartiere di Mosca, visto dall’alto

Non ci si rende conto della ricchezza culturale della periferia milanese se non si compiono i dovuti raffronti. Il Butovo, nella periferia sud-ovest di Mosca, è paragonabile a un misto di Gratosoglio, Quarto Oggiaro e Baggio messi insieme ma affacciati sulla MKAD, la larga strada che costeggia la periferia di Mosca, accostabile al Boulevard périphérique di Parigi, al Gra di Roma o alle tangenziali milanesi o, in sedicesimo, alla nostra via del Missaglia, una larga strada a scorrimento veloce che offre quasi in un colpo d’occhio il panorama dello sviluppo esterno.
La differenza però è notevole: piena di casermoni popolari e plattenbau, anche recentissimi, ma senza il conforto di un parco del Ticinello con la sua meravigliosa varietà biologica, di un’antica realtà vivente come cascina Campazzo, di un borgo storico intatto come Ronchetto delle Rane con la chiesetta affrescata da un Procaccini nel XVIII secolo, dei 44 ettari di Parco Sud. C’è sì un parco centrale con diverse cave trasformate in graziosi laghetti, ma non è nulla di simile al bellissimo e vario parco delle Cave di Baggio, anche qui con i borghi storici conservati, quali Quarto Cagnino e Quinto Romano, Cascina Linterno, i boschi originali e perfino le marcite e i fontanili (purtoppo oggi all’asciutta), dove un tempo passeggiava Francesco Petrarca.

Il Gratosoglio con la via dei Missaglia a Milano


Al contrario, Butovo dispone di molti ed estesi prati all’inglese (ci mancherebbe, siamo nel cuore della grande madre Russia!) ma senza storia e senza varietà biologica se non lmitatamente al verde urbano. Per la memora collettiva, Butovo è stata una località che suscita ricordi molto tristi nei moscoviti. Anima del distretto è infatti un grande poligono di tiro, un tempo militare, dove sono state fucilate qualcosa come 70mila persone durante il terribile biennio staliniano, fra il 1937 e il 1938. Si tratta di una parte delle 800mila vittime fucilate in quei due anni, per lo più anticomunisti, ex bianchi, ex gendarmi, ex kulaki, preti, nobili, borghesi, socialisti, trotskisti, anarchici. E poi lettoni, polacchi e tedeschi, ma anche ebrei, ungheresi e perfino 29 italiani, tutti iscritti a varie associazioni culturali, anche studentesche, attori, scrittori, giornalisti, che il regime decise di far fuori utilizzando materialmente un reparto speciale, simile alle SS tedesche, dell’NKVD (poi divenuto Kgb). 
Le condanne capitali erano effettuate per blocchi, non erano mai processi individuali e quasi mai le vittime erano informate, venivano caricate sui camion e portate del tutto ignare al poligono per la fucilazione. Quasi sempre bastava un semplice sospetto per finire così. Nel Giardino della Memoria di Butovo sono conservati i poveri resti di oltre 20mila vittime, giustamente oggetto di commosse commemorazioni.

Le ultimissime costruzioni del Butovo

Dal confronto fra le due realtà, Butovo e Gratosoglio, emerge come la periferia milanese sia ancora ricca di storia identitaria, di verde rurale, mentre nei dintorni di Mosca questa fortuna manca completamente.
Col massimo rispetto e solidarietà dovuti alla popolazione russa, che ha passato terribili momenti, forse non ci rendiamo conto di quanto sia fortunata la periferia milanese, della sua bellezza, dell’enorme ricchezza e varietà che la caratterizzano. Peccato che non sia valorizzata come merita.

Il testo dell’articolo è di Roberto Schena




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