Il borgo di Morivione

La leggenda del bandito che diede il nome a Morivione

Vettabbia a Morivione,  vecchia area industriale tra le vie Bazzi e  Spadolini

di Riccardo Tammaro (*)

Agiva nella campagna della zona e quando fu ucciso (nel 1339) comparve una scritta: Qui morì Vione. Anche se oggi non ha più l’aspetto di un borgo antico, è l’unico inurbato che abbia un naviglio tutto suo: la Vettabbia. 

Nella zona sud di Milano, all’imbocco della via dei Fontanili e di via Verro, laddove ora c’è l’incrocio con la via Bazzi, sorge il borgo di Morivione. Una volta era compreso tra il corso del Cavo Ticinello (1) e quello della Roggia Vettabbia (2). Morivione ha una tradizione e una storia molto antiche.

Il personaggio: Vione Squilletti (XIV sec.)

Il nome del borgo si deve infatti a una leggenda, probabilmente vera: pare che al tempo di Luchino Visconti (Signore di Milano dal 1339 al 1349), la zona fosse infestata dai briganti, soldati di ventura della Compagnia di San Giorgio sbandati dopo la battaglia di Parabiago (21 febbraio 1339), a capo dei quali si era posto Vione Squilletti. Vione è un nome di origine camuna, e in camuno suona Viu’. Si dice che Viu’ Squilletti fosse in realtà un discendente di un re ostrogoto, che usava un fischio assordante per attaccare il nemico (da cui Squilletti). Sicuramente era nato nel Malcantone, forse vicino a Melano (località sita nei pressi di Mendrisio nel Cantone Ticino dell’odierna Confederazione Svizzera), e si era sposato con una certa Esmeraldina Bossi. In seguito si era rifugiato con una dozzina di figli a Citt (odierna Cittiglio, in provincia di Varese). Alla vigilia della festività di San Giorgio, stanchi delle azioni dei banditi, i milanesi si recarono dal loro signore chiedendogli di liberarli da loro.

Vegetazione della Vettabbia a Morivione

Costui aderì alla richiesta e il giorno successivo diede battaglia al gruppo di masnadieri che assediavano il luogo. Vione, catturato, venne ucciso il 24 aprile 1339. Il giorno seguente la popolazione andò sul luogo della battaglia e offrì ai vincitori latte fresco, panna e uova, e nel frattempo su di un muro sarebbe stato dipinto San Giorgio che ammazza il drago, con una scritta: “Qui Morì Vione” (3).
Un’altra variante alla storia, meno accreditata, racconta che il malvivente si chiamasse Alessandro Vione e fosse un ex soldato a servizio degli Sforza, trasformatosi in ladro e qui scovato e pugnalato a morte ai piedi di un glicine dalle guardie degli Sforza. In effetti nel borgo è presente una antichissima pianta di glicine.

la fama del borgo

Igino Ugo Tarchetti

Quale che sia la verità, da quel giorno San Giorgio, oltre che protettore dei Cavalieri, divenne anche santo patrono dei lattai. Come testimonianza dell’avvenimento, ogni anno effettivamente i milanesi erano soliti recarsi, il 23 aprile, in questo borgo a festeggiare San Giorgio con la “panerada”, bevendo latte fresco appena munto, “panera” appunto (cioè panna) servita in tazze di maiolica e mangiando il “pan de mèj dolz”, ossia il pane di farina di miglio e fior di sambuco. Questo fatto è anche citato nel romanzo Fosca di Iginio Ugo Tarchetti, scritto nel 1869 (4). 

Venendo più vicino ai tempi nostri, la storia ci ricorda anche che in questo ameno borgo, alla fine dell’Ottocento, affluiva una certa quantità di mano d’opera, richiamata dalla riseria Navoni, al tempo la più grande di Milano, e dalla Fornace Butti, che per far arrivare l’argilla dalle cave del comune di Vigentino aveva messo in funzione una ferrovia Decauville (5) di cui resta ancora un ponticello sul cavo Ticinello poco a sud del borgo.

La cappelletta ai Caduti di Morivione

LA CAPPELLETTA “AI PRODI DI MORIVIONE”

Che cosa è rimasto ai nostri giorni di questo antico borgo di origine rurale e ricco di acque? Anzitutto l’area prospiciente sulla forcella tra la via dei Fontanili e la via Verro, e si può iniziare la visita dall’incrocio tra via Bazzi e via Spadolini, ove sorge un agglomerato di edifici a uso officinale di antica data, come conferma il piano delle costruzioni ribassato rispetto al livello stradale. Girando a sinistra al successivo semaforo, nel mezzo dell’incrocio si trova una cappella dedicata negli anni ’20 ai caduti della Prima Guerra Mondiale e intitolata “AI PRODI DI MORIVIONE”, come riporta l’incisione in essa presente.

Vi si trovano due lapidi, una per lato, ove sono riportati grado, nome e cognome, unitamente a una fotografia, dei soldati originari del borgo e periti in guerra, Ancora visibile il simbolo del fascio. La cappella ha due colonne con capitello, su cui poggia un arco; questo è a sua volta sormontato da un timpano che regge una croce. All’interno si trova una statua raffigurante la Vergine con Bambino. La cappella è stata restaurata nel 2011, anche grazie al contributo degli abitanti del borgo.

Il civico numero 4 di via dei Fontanili, con la trave originale in legno

il civico n. 4

Sul lato sinistro guardando la cappella si trova un cippo stradale che indica la biforcazione tra le attuali vie Fontanili e Verro, già esistente nei secoli passati: seguendo la strada sulla sinistra, si giunge a Vigentino, seguendo quella sulla destra si giunge a Castellazzo, toponimi giunti fino ai nostri tempi. Prendendo per via dei Fontanili, il calibro stradale si restringe, e gli edifici appaiono decisamente più antichi di quelli circostanti. In particolare, per quanto riguarda quelli a uso civile, sulla destra si fa notare il civico 4, con portone ad arco nel cortile, androne con travi in legno (una delle quali visibile sulla facciata stradale) ed una piccola bottega con infissi in legno antico, tra cui una trave al di sopra dalla porta e della piccola vetrina.

Oratorio della Sacra Famiglia di Morivione, XV sec.

la chiesetta XV secolo

Di fronte, invece, si nota una chiesetta, di piccole dimensioni ma di antica tradizione. Si tratta dell’antico oratorio della Sacra Famiglia di Morivione, edificio quattrocentesco restaurato qualche decennio fa dopo che per lungo tempo era stato trascurato; la porta in legno è contornata da uno stipite in marmo, al di sopra del quale una vetrata policroma fa da sfondo a una croce lignea. Sulla destra, adiacente è la coeva casa parrocchiale, ristrutturata in epoca recente. All’interno la chiesetta, che fu proprietà dei Conti Greppi, conserva un rilievo in marmo di Carrara che raffigura una Madonna con Bambino, San Giuseppe, la Colomba e, in alto, il Padreterno tra gli Angeli.

Percorrendo ancora un tratto della via dei Fontanili, sulla sinistra si può costeggiare la Vettabbia seguendo la via Corrado II il Salico; se invece si volta a sinistra e, superato il ponte, si percorre la pista ciclopedonale che costeggia la roggia da nord, è possibile vedere le case di Morivione che si affacciano sull’acqua; al termine, ci si ritroverà al punto di partenza di questa visita.

I caduti di Morivione

Il borgo può essere raggiunto con il bus 79 (da porta Ludovica, tram 15) o con il bus 65 (da Porta Romana, M3).

(*) Riccardo Tammaro è presidente della Fondazione Milano Policroma ed è autore di diversi volumi di storia sui borghi milanesi, tra cui “Gli antichi borghi della periferia milanese”

Note (di Roberto Schena)

  1. Il cavo nasce in Darsena dalle acque del naviglio Grande e prosegue sotterraneo fino a Castellazzo. Prosegue nel parco omonimo del Ticinello per concludere il percorso nel Lambro Meridionale a Rozzano
  2. La Roggia, o naviglio, Vettabbia è il primo canale navigabile di Milano. Un tempo nasceva dalla confluenza di vari corsi d’acqua e grandi fontanili, oggi dal sottosuolo del centro di Milano da vari canali. Le sua acque appaiono limpide.  Lungo il suo percorso si trovano il Parco omonimo della Vettabbia, davanti a Chiaravalle e il Mulino Vettabbia. Sfocia  nel Cavo Redefossi a San Giuliano Milanese.
  3. Da cui “Morivione”, appunto.
  4. “Fosca” fu un celebre romanzo di Iginio Ugo Tarchetti (1839-1869) importante esponenete della Scapigliatuta milanese.  Il romanzo è molto apprezzato per la sua notevole impostazione psicologica anche ai giorni nostri: la Rai ne trasse un film tv nel 1980. L’anno successivo il regista Ettore Scola ne trasse un film che intitolò Passione d’amore.  Nel 1996 Stephen Joshua Sondheim, grande compositore staunitense, ne fece un musicall intitolato Passion, messo in scena a Broadway e a Londra, ripreso nel 2010 e 2013.  Tarchetti, straordinariamente attuale, purtroppo morì appena 30enne per un malanno che non potè curarsi causa indigenza.
  5. La ferrovia Decauville è un trenino speciale fatto di contenitori in luogo dei vagoni, trasportati da una mini locomotiva



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