Eroi non richiesti della WWI

WWI, EROI NON RICHIESTI, però spopolano nella toponomastica

Cesare Battisti

Cesare Battisti, Fabio Filzi, Damiano Chiesa: gli irredentisti e i nazionalisti guerrafondai spopolano nella toponomastica, mentre ai pacifisti della Grande Guerra, come per esempio il più importante di tutti, papa Benedetto XV, il più delle volte non è riservata nemmeno una viuzza, una piazzetta. Milano, e Torino, per esempio non hanno alcuna via dedicata al papa che parlò con schiettezza di “inutile strage”. Una via a lui dedicata esiste a Genova, ma solo perché nacque a Pegli. Fra tante commemorazioni della Grande Guerra (sigla inglese WWI), si è perduta l’occasione di parlare dei pacifisti d’ogni nazione, che militarono per la pace quasi sempre a rischio della propria vita. 

Intenso attivismo pro guerra

 Ogni tanto esce qualche sintomo di un bisogno profondo: fare piazza pulita della retorica nazionalista. Ecco direi che la mia coscienza mi spinge a interrogarmi sul ruolo degli irredentisti, gli interventisti di lingua italiana, come Cesare Battisti, Fabio Filzi e Damiano Chiesa, nati nel territorio dell’impero asburgico. Il Battisti, soprattutto, si spinse a percorrere il bel paese in lungo e in largo invocando nei comizi l’entrata in guerra contro l’Austria. Anche Damiano Chiesa fu irredentista e interventista, a Torino e Genova, dove studiava ingegneria.
Occorre tenere presente che i volontari pro Italia giuliani e dalmati furono 2.107, mentre i trentini furono 710. Tutto sommato, 2810, una quantità esigua, il resto degli arruolati, decine di migliaia, preferì rimanere e combattere per l’Austria. La maggioranza, infatti non ne voleva sapere dell’Italia, di unirsi a veneti, lombardi, romani, napoletani, siciliani, calabresi, eccetera: stavano abbastanza bene con Cecco Beppe punto e basta.  Senza contare che non tutti furono spediti a combattere su altri fronti (Vienna comunque non si fidava), diversi accettarono di imbracciare le armi contro gli italiani del Regio esercito dei Savoia. D’altra parte, sarebbe toccata loro in sorte la fucilazione, se avessero disertato l’esercito imperiale optando per quello italiano, e fossero stati catturati.  Il rischio di perdere la vita era doppio.

odiati in austria e anche in italia

Fabio Filzi

Gli irredentisti erano odiatissimi, sia nella loro terra natale, sia in Italia. Ambedue li ritenevano tra i principali responsabili della guerra, ossia delle morti di centinaia di migliaia di giovani, di amici, fratelli, di figli, di mariti. Responsabili anche della fame che l’Austria dovette patire a causa del blocco navale. Battisti in particolare era preso di mira, perché di gran lunga il più attivo e il più noto in Italia e in Austria. Non solo: egli era a tutti gli effetti deputato austriaco. Ecco perché le fotografie della sua fucilazione nel castello del Buon Consiglio, mostrano tanta gente accorsa a vedere la sua morte, tutta sorridente intorno al suo cadavere. Uno spettacolo davvero squallido, tuttavvia va detto che la gente era incattivita dalla guerra, quella stessa guerra che Battisti, Filzi e Chiesa volevano ardentemente contro il volere della grande maggioranza degli italiani. 
Triste doverlo ammettere: furono gli stessi soldati comandati dal Battisti a tradirlo. Furono due prigionieri interrogati dagli austriaci ad avvertire che il loro comandante era Cesare Battisti, da loro considerato un sanguinario fanatico. In effetti, eseguiva con scrupolo, alla lettera, gli ordini da macellaio di Cadorna. Gli austriaci iniziarono a cercarlo come importante trofeo di guerra. Riuscirono a catturarlo poco tempo dopo sul Monte Corno di Vallarsa. Il Battisti a differenza di Filzi, non fornì le generalità false che l’esercito italiano asseganva agli irredentisti arruolati per proteggerli dalla fucilazione. La sua fama lo avrebbe reso inutile, sarebbe passato per vile, mentre anche i suoi non amorevoli soldati sapevano bene chi fosse.

traditi da “connazionali”

Damiano Chiesa

E qui le testimonianze diventano confuse, ma sembra che furono sempre i suoi soldati a rivelare per primi la sua vera identità al nemico di cui erano ormai prigionieri. Fu poi un ufficiale austriaco di origini trentine, Bruno Franceschini, a confermare il riconoscimento formale. Il Franceschini smascherò invece il Filzi, che conosceva fin da ragazzo; rivelando la sua identità, lo portò così al patibolo. Ovviamente fu appellato “infame vile e traditore” per il resto della sua vita, trascorsa a Vienna per i successivi 50 anni. Il Franceschini non venne mai in Italia, dove sapeva che avrebbe rischiato la vita. Il fatto rende l’idea di quanto gli irredentisti fossero disprezzati dai cittadini austriaci di lingua italiana, gli stessi che loro volevano “liberare” portandoli al massacro. 

Per inciso: come deputato asburgico il Battisti non doveva e non poteva essere giudicato da una corte marziale, la sua esecuzione quindi è a tutti gli effetti un atto illegale, un assassinio de facto, un linciaggio di Stato. Su questo non ci piove. 
Ora, l’irredentismo va bene, ma che merito c’è nel votarsi a una guerra nazionalista e farsi odiare, disprezzare da tutti, in primis da coloro che ti circondano, fino al punto di volerti vedere morto. Eppure, irredentisi e nazionalisti hanno occupato “militarmente” la toponomastica in Italia, sono considerati qualunquisticamente alla stessa stregua delle loro vittime. Eroe Cadorna ed eroi coloro che furono decimati dai suoi ordini spietati. Tutti eroi, vittime e carnefici. 
I 2.817 giovani dalmati, istriani e trentini che preferirono combattere arruolandosi in Italia, compirono una scelta eroica, dato che rischiavano il doppio. La loro scelta fu fatta in silenzio, senza rumori e clamori propagandistici. Alcune decine di loro furono catturati e fucilati. A nessuno di questi però è dedicata un’iscrizione: non si sono messi in autoevidenza con azioni pro guerra, di loro non si sa quasi nulla, non si sono compiute ricerche, non erano guerrafondai.  
Peccato che in questi tre anni di commemorazioni totalmente inutili della Grande Guerra non si sia riusciti a fare chiarezza.
Articolo di Roberto Schena

Monumento a Cesare Battisti a Bolzano




C'è 1 Commento

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  1. Michele Schena

    Ho iniziato le elementari nell’A. S. 1952/53, ed ovviamente i programmi scolastici erano ancora intrisi di nazional-patriottismo dell’epoca fascista. Di conseguenza siamo cresciuti con l’idea che l’irredentismo era un sentimento da andare orgogliosi.


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