Beppe Sala, il  sindaco inadatto

BRAVA PERSONA, MA INADATTA COME SINDACO

Beppe Sala è un manager, vede la città come occasione di business. Ma al massimo può fare l’assessore alle municipalizzate, per il ruolo di primo cittadino occorrono doti che non possiede
Il Sindaco di Milano Beppe Sala è una brava persona. Un bravo manager. In Expo ha dato l’anima e ha realizzato il suo capolavoro professionale, perseguito a costo di una condanna penale a sei mesi, poi tramutata in multa da ben 45mila Euro. Scelte sue, di cui va fierissimo, sebbene le abbia pagate con una sentenza giudiziaria probabilmente ingiustificata, visto il contesto in cui agì.
Ora, non è che Sala non sia una persona per bene, ci mancherebbe, è che un manager deve giustamente pensare a realizzare business, quindi vai con le kermesse: Expo, caos navigli, olimpiadi invernali e chissà cos’altro verrà.
Sala è una brava persona, ma non è adatto a fare il sindaco, non è in sintonia con l’identà profonda e complessiva della città, solo con la parte affaristica, settore dove è bravissimo.

Una città non è un supermarket

Non lo augurerei a un’altra città italiana, un sindaco così. Una città è ben altro, perché non è una multinazionale, nemmeno un’azienda, non è un supermarket, non deve vendere se stessa e nemmeno la propria immagine, tanto meno il proprio suolo, cosa che invece sta facendo a più non posso. A Milano serve il verde, la riscoperta del borgo, della piazza, della sua cultura urbana e magari anche rurale, visto che il territorio agricolo è il 20% della superficie comunale e che Milano è la seconda città agricola d’Italia. Sala però fa finta di non saperlo, non c’è business da promuovere fra i campi residui della metropoli. Servono gestioni dal volto umano, volontarie, serve promuovere un’economia di lavoro, condotto, perché no?, dai cittadini. Invece guai a toccare un angolo se come minimo non hai la laurea alla Bocconi e non hai un progetto edilizio milionario. Se sei no profit, come minimo sei un cretino. 

il suolo come “CORE business”

In ogni quariere prevarica il cemento, vecchio e purtroppo anche nuovo. Il suolo è da sempre “core business”, l’attività principale di profitto di Milano. Sala è bel lungi dall’invertire la tendenza. L’integrazione sociale non esiste nemmeno sulla carta, a Sala e ai suoi assessori non riesce affatto, oltre le (ex) mura spagnole i suoi occhi non vanno. Ed è cosa grave in una città così multietnica, dove il 20% della popolazione è straniero povero, non ha la seconda casa al mare o in montagna, i week-end li passa nei parchi pubblici. 
Milano ne ha avuti una serie di sindaci manager: Albertini, Moratti, ora Sala. In effetti, le municipalizzate funzionano bene, il che è molto, se pensiamo a com’è ridotta la povera Roma, con sindaci sempre provenienti dalla politica. Tuttavia, se i quartieri popolari sono sempre più malfamati e ormai ingestibili anche a Milano, se la movida è scappata di mano e si è trasformata in baraonda notturna, se l’inquinamento a ogni livello produce dati preoccupanti, è perché riesce troppo difficile a questo ceto governante vedere qualcosa di meglio del profitto, del guadagno collocabile in Piazza degli Affari.

pochi guadagnano, molti perdono

Per esempio, sono anni che Sala afferma: “Milano deve avere la moschea, la Costituzione va presa sul serio”, ma un terreno comunale per costruirla mica l’ha ancora trovato. Teme le reazioni antiislamiche dei residenti nella zona prescelta, ma un’area dismessa e degradata delle tante pisolate in periferia, da riqualificare consegnandola alla seconda comunità religiosa della città, non la cerca.  
Ecco, Sala va bene al massimo come assessore alle municipalizzate, alle aziende comunali o a partecipazione comunale. Per l’incarico di sindaco occorre un tatto particolare, sensibilità culturale, formazione umanistica specifica, più che aziendalistica; occorre esperienza sociale, mentre al contrario il business a cui punta Sala pensando di “fare grande” Milano appesantisce tutto, toglie il sonno e la tranquillità quasi ovunque: alcuni guadagnano, molti perdono e per lo più mette tutto a dura prova.



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