Grattacieli falso mito

IL FALSO MITO DEI GRATTACIELI CHE “RISPARMIANO SUOLO”

Gli skyscraper semmai sono un fattore di intensificazione urbana in aree già follemente costruite. Aumentano il numero degli abitanti appesantendo i servizi pubblici, i trasporti, la sanità, il verde. Portano progressivo squilibrio. Sono speculazione pura, il tanto venerato caso Milano è paradigmatico 
I grattacieli sono un falso mito, un vero totem.  Sono solo molto belli e suggestivi da vedere ed effettivamente danno l’illusione di un gran risparmio di suolo.  Come scrisse Mario Soldati“sorprendono, incantano, sgomentano ogni volta che li vediamo”.  In realtà non solo non sostituiscono quasi mai il quantitativo di edifici obosoleti, ma sono la scusa per costruire molto su poco terreno già ampiamente urbanizzato, in difficoltà con i servizi pubblici esistenti. E spesso “fuori scala”, ossia interrompendo la linea regolare delle altezze circostanti.  Un grattacielo comporta sempre una modifica allo sky line urbano e questo non è detto sia un elemento positivo, dipende dalle preesistenze. Invece, la tendenza è concere in ogni caso la licenza di costruzione.

non è un’operazione virtuosa

La “gara” mondiale delle altezze

Non è quasi mai in ballo una virtuosa operazione algebrica per cui se si dà il via a costruire un milione di mc in altezza, c’è a compenso un milione di mc in estensione di edifici più vecchi da demolire e successivamente da dedicare al verde. Non c’è alcun guadagno ecologico. Se i nuovi grattacieli servissero a contenere le espansioni edilizie in suolo urbano, si potrebbe parlare di otimo impiego. Ma non è mai così. Magari lo fosse. Anzi, i piani edilizi spingono verso un’estensione complessiva e illimitata, le giunte comunali promuovono gli skyscraper senza contrapporli al consumo dei suoli, non pensano a loro come a un rimedio, a un risparmio di cementificazione in favore di una maggiore vivibilità, tutt’altro, essi sono un fattore decisivo di cieca densificazione abitativa.  

Non c’è equilibrio, ma progressivo squilibrio. Questo è il guaio. Essi servono più che altro ad aumentare il valore dei suoli e degli immobili, è pura operazione speculativa. I grattacieli in realtà, si aggiungono al già notevole cemento esistente, rendendo felici i palazzinari. Senza espansione industriale, come oggi in tutto l’Occidente, finiscono col contribuire a creare gradualmente una bolla immobiliare, prima o poi destinata a esplodere.

Densificazione: i grattacieli milanesi si elevano da un mare di cemento

il caso Milano

In particolare, riguardo il caso milanese, osserva l’urbanista Sergio Brenna: «Coi grattacieli di Citylife e Porta Nuova e in attesa di quelli di Farini e Romana non è che “si va in alto e non in largo” nel distribuire una stessa quantità ragionevole di edificazione (cosa perfettamente accettabile), ma si costruisce una quantità molto maggiore, che senza grattacieli di altezza smisurata non ci starebbe proprio.  Comunque li si voglia “innovativamente” denominare  – continua Brenna – sono piani speculativi “non urbanistici” del tutto simili a quelli del periodo de “le mani sulla città” degli anni ’50-’60, solo in versione 2.0 finanziarizzata e globalizzata e quindi ancor più disastrosi».

la città verticale non premia

Peraltro, costruire in altezza, la “città verticale”, come viene chiamata, è un’ottima scusa per operazioni fuori scala, ossia con la scusa dei grattacieli si sballlano le proprorzioni medie dell’edificato circostante, spesso fino ad opprimerlo, come dimostrano le frequenti proteste dei residenti. Si appesantiscono i servizi pubblici, dai trasporti alla sanità, dal traffico ai parcheggi. Per non parlare della decontestualizzazione storico-estetica. E’ il caso tipico di Porta Nuova e di City Life, interventi gravanti sulla parte d’epoca più caratteristica di Milano.  Non migliorano gli standard urbanistici, semmai li fanno esplodere. 
Oltretutto sono energivori da matti, e anche se costruiti con criteri ecologici aggiornatissimi comportano una spesa di manutenzione crescente in modo esponenziale negli anni. En passant: se un grattacielo dovesse prendere fuoco, ci si salva solo dal nono piano in giù, non esistono mezzi per intervenire oltre tale limite. Sono delle autentiche trappole mortali. Accade raramente, ma quando accade ci sono sempre centinaia di morti. E’ un evento catastrofico di dimensioni sempre impressionanti. E vogliamo parlare dei costi di abbattimento, pari a quelli di costruzione? Fra un secolo i nuovi grattacieli di oggi saranno un problema enorme per i posteri, perché di più di 100 anni non stanno in piedi. E’ come lasciare ai nostri nipoti un grosso debito da pagare. Sembra demenziale.

Riyadh, la “città verticale”




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