Progetto di recupero di Macconago

Per il borgo ducale di Macconago UN PROGETTO “INADATTO”

Bel regalo alla Fondazione Del Vecchio: restaurerà la chiesa XVIII secolo, in cambio incamera la possibilità di realizzare 40mila metri cubi  (ben oltre 100 appartamenti), di cui la metà ex novo, in area di verde rurale e per di più di interesse storico-paesistico. Ma il vero problema è il progetto, totalmente inadeguato. Suggerito dal Comune, purtroppo

Rendering della chiesa ristrutturata e riportata all’uso pubblico

di Roberto Schena*

Quarantamila metri cubi di cemento in area verde, per di più rurale e in area storica sono veramente tanti. Il regalo del Comune di Milano alla Fondazione Del Vecchio è molto consistente. Trasformando fienili, stalle e abitazioni coloniche e aggiungendo altre volumetrie, metà, o forse anche oltre, della metratura arriva ex novo. A Macconago non c’è mai stata, si tratta di palazzette di cemento aggiuntivo.

Per ricambiare, la Fondazione si farà carico di ristrutturare la chiesa settecentesca e di cederla al Comune, farne un luogo di frequentazione pubblica. In termini di numero, gli appartamenti sono parecchie decine, dipenderà dalle richieste del mercato. Diciamo che se fossero tutti bilocali potrebbero anche raggiungere il ragguardevole numero di 150 appartamenti, dove comunque potrà vivere un totale di 400 abitanti. Il borgo, oggi quasi deserto, non ha mai avuto così tanti residenti o affittuari, al massimo ha raggiunto le 250 anime a metà del Settecento quando era un comune con un suo sindaco-console.

con l’auspicio del comune

Il vecchio progetto di recupero di Macconago, riproposto sostanzialmente uguale dal Comune. Cerchiate in rosso le costruzioni aggiuntive, quella contrassegnata con A annulla la veduta del castello

Lascia perplessi che sia stato lo stesso Comune di Milano a suggerire una simile soluzione. Il disegno “gira” dal 2014 e anche prima quando la proprietà era di Salvarore Ligresti ante crack finanziario. Il metodo adottato dai costruttori in tutto il sud Milano, ovunque abbiano acquistato borghi e cascine, era sempre lo stesso. Sfrattare i residenti, desertificare i luoghi abitati da secoli, lasciare andare in pezzi i tetti e le mura per incuria per poi presentarsi in Comune e chiedere di demolire il tutto, costruendoci sopra quanto più possibile in nome della lotta al degrado.

Macconago non è sfuggito alla “sceneggiata”. In questo caso, però, l’area è di talmente evidente interesse storico-estetico, che gli uffici municipali, correttamente, non hanno permesso si demolisse tutto. Per renderlo appetibile ai privati e salvare il borgo, hanno invece consentito di raddoppiare le volumetrie commerciabili, aggiungendo al borgo una componente di architettura similare, falsa. Palazzine lineari a un piano del tutto nuove, quasi fotocopia delle case coloniche originali.

nuovi edifici davanti al castello

Il confronto fra lo stato attuale del borgo ducale e il progetto di recupero. In rosso le costruzioni aggiuntive, mai esistite prima

Poiché lo spazio all’interno del borgo non è molto, una di queste palazzine lineari, disposta al L, sarebbe da costruire proprio davanti al castello medievale autentico, coprendo totalmente lo scorcio panoramico dalla strada, annullando così l’effetto “canocchiale ottico”, l’angolo più suggestivo del vecchio borgo. Il castello di Macconago è il secondo autenticamente medievale di Milano dopo la residenza sforzesca ed è tra le presenze architettoniche maggiormente significative nel Parco Sud dell’intera area metropolitana. Non è esattamente un modello di buona urbanistica e di recupero dei valori identitari del territorio. In termini tecnici,  in base ai dati forniti dal Comune (Progetto PII del Comune consultabile QUI non sembra vi siano dati certi sulla ripartizione tra nuova edificazione e ristrutturazione dell’esistente, anche se è credibile (dalle foto e dai rendering) che il nuovo cemento sia almeno pari al quantitativo esistente, costruito in epoche storiche, o anche di più.

“salvare il contesto rurale”

Consultato da noi, Sergio Brenna, urbanista, già assessore in comuni dell’Hinterland milanese,  osserva: «L’essenziale  per non correre il rischio di essere smentiti e accusati di allarmismo è dire che in totale l’intervento prevede la realizzazione di circa 13.000 mq di superficie commerciale vendibile, pari a circa 39.000 metri cubi e 400 abitanti.  Anche così, tuttavia – continua Brenna – per non fare edifici troppo alti bisogna “monetizzare” i 3/4 della superficie pubblica che sarebbe necessaria e si realizzano solo 8 mq/abitante, e mettere nuove edificazioni davanti al canocchiale ottico del castello». Nel Programma Integrato d’Intervento (PII) che si sta studiando per Macconago, gli edifici, si afferma: “saranno progettati con particolare attenzione al contesto rurale; gli interventi saranno realizzati secondo elevati standard di efficienza energetica e sostenibilità ambientale”. Che cosa significa “particolare attenzione” in Comune? Qualcosa non quadra.

Il progetto comunale prevedeva una sorta di piazzetta davanti a un edificio porticato oggi inesistente e da costruire ex novo

Riassumendo: per poter concedere i 40mila metri cubi complessivi, di cui la metà ex novo, mai esistiti, occorrerebbero standard a servizi e verde molto più elevati degli 8 metri quadri per abitante qui concessi. Siccome lo spazio disponibile è poco, tanto che si va a occupare lo spazio panoramico di fronte al castello, tali servizi non vengono realizzati ma pagati dalla proprietà.  «Tutto nasce – riprende Brenna – dall’indice It=0,65 mq/mq che è quello di zone a edificazione “storica otto-novecentesca” di Milano con edifici di otto-dodici piani, indice inadatto a un borgo agricolo. Il valore attuale di base del PGT  – continua l’esperto di urbanistica – è di It=0,35 mq/mq e la concentrazione è ammessa solo dove opportuna per rapporto con l’intorno, cedendo il verde pubblico altrove (perequazione). Non è il caso di Macconago dove con It=0,35 si potrebbero fare solo 7.000 mq commerciali pari a circa 21.000 metri cubi».

cosa dice l’assessore

Chiesa di Macconago XVIII sec. l’esterno è smangiato dai rampicanti e l’edificio è recintato, foto del gennaio 2020

L’assessore interessanto, Pierfrancesco Maran, dopo anni di silenzio, circa un mese fa si era finalmente espresso sul  recupero della chiesa nel borgo ducale di Macconago (e solo sulla chiesa). Molti cittadini, infatti, hanno sollecitato un intervento urgente per impedire almeno che il settecentesco edificio, ormai con diverse crepe e sempre più grosse, di crollare. Maran, con una nota del 20 febbraio 2020, garantisce che la chiesa sarà ristrutturata – leggi QUI e che “non ha problemi strutturali ma evidentemente necessita di una ristrutturazione, di un recupero e di nuove funzioni. In accordo con la Fondazione Del Vecchio, che ne è proprietaria e ringraziamo – continua Maran – abbiamo concordato che nell’ambito dei piani di Macconago la chiesetta prima verrà restaurata e poi ceduta al Comune, nel frattempo insieme al Municipio 5 e a cittadini interessati individueremo quale, nell’ambito dei servizi pubblici, potrà essere la sua funzione futura”.

dedicare molta attenzione al sito

Ora, bisogna tener conto del fatto che Macconago è un borgo ducale, non si può trattare il sito come se fosse una cascina normale. Intanto, degrado a parte, è un borgo intatto e di struttura piuttosto complessa, per di più blasonato Pusterla. Possiede una etichettatura nobiliare, essendo i loro storici proprietari da sempre in stretti rapporti, sebbene conclusi tragicamente, con i Visconti. Il castello, costruito intorno al 1330, fu affidato dai signori di Milano alla famiglia Pusterla, ed è il primo maniero di Milano essendo il castello sforzesco iniziato 20 o 30 anni dopo.

Chiesa di Macconago, interno, le frecce indicano le molte, grosse e lunghe crepe

altri interventi sbagliati

La struttura appare tipicamente viscontea, con due torri di avvistamento, le merlature ghibelline (a coda di rondine), i camminamenti in cima. Insomma, non è che al borgo si possa dare una semplice pittata ai muri, farli diventare bianchi bianchi, cme si vede nel progetto. Di questo colore non lo sono mai stati. E non lega né con il colore del castello, anzi sembra estraniarsene, né con il complesso ben conservato di Macconago Piccolo. Ovviamente non si pretende il restauro di fienili e stalle, è giusta l’indicazione di trasformare in appartamenti abitabili, unico modo di salvare, ma chiudere il cannocchiale sul castello con edifici di nuova costruzione, che non sono mai esistiti prima, dando vita, nei fatti, a un falso borgo, significa stravolgere. Non è questo il modo di restaurare. Eppure, è quello che si vede dal PII di cui si è parlato.

Pesantissimo lo sviluppo progettato per lo Ieo, Istituto oncologico europeo, enorme consumo di suolo rurale a ridosso del parco Sud e del borgo

Ci sarebbe poi da dire qualcosa anche sul progetto d’ingrandimento del vicino Ieo.  L’istituto europeo di oncologia ha in mente, in nome del progresso, di ingrandirsi fino a raggiungere dimensioni “mostruose” e a grandissimo consumo di suolo. Ma per ora fermiamoci qui. Ne parleremo in un prossimo articolo dedicato. Cerchiamo di non fare di Macconago uno scadente esempio di urbanistica milanese.  

*) Roberto Schena è autore di “Milano, la città dei 70 borghi”, qui trovate la presentazione



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