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MA I MAGGIORI NO RUSSI ALLA GUERRA VENGONO PROPRIO DAGLI OLIGARCHI

Putin sta letteralmente forzando la realtà nazionale, vuole convincere la popolazione, o con la forza o con il controllo totale dei media, a chiudere con l’Occidente e ad aprire alla Cina. E sta riducendo al minimo le relazioni con il primo per tenerlo lontano. E’ sconfitto in partenza, i russi vogliono il contrario
Verrebbe da dire, alla milanese: dura minga, dura no. Domanda del curioso: che cosa non dura? Risposta pronta: il consenso dei russi intorno alla guerra di Putin. Si scopre adesso, infatti, che quasi l’intera oligarchia russa è contraria alla guerra, Putin lo sa bene ma schiaccia chiunque manifesti tale dissenso, oppure vengono fuori dei suicidi, o degli “incidenti”, o morti improvvise, o, nel caso di persone poco importanti, non a conoscenza di segreti semplicemente licenziati.
Ovviamente Mosca si guarda bene dal diffondere i veri dati sul mancato consenso, che sicuramente ci sono, come segnalava l’Ovra, la polizia politica di Mussolini riguardo l’impopolarità della guerra,  ma i segnali di una pesante insofferenza ci sono tutti. Il primo dei quali è che c’è troppo silenzio, troppo consenso apparente intorno a Putin.
In realtà, sta emergendo che gli oppositori fra gli oligarchi, compreso industriali e banchieri, sono talmente tanti da essere impossibile eliminarli in serie. Putiin vorrebbe essere uno Stalin, ma non ci sono più le condizioni degli anni Venti.

Annunci di mobilitazione militare a Mosca, marzo 2025 [Foto EPA-EFE/YURI KOCHETKOV]

Lui stesso dovrebbe da sempre sapere che i primi a essere disperati per questo conflitto con l’Occidente sono proprio gli oligarchi più o meno miliardari, i primi a godere dei frutti delle relazioni post sovietiche, quando investivano acquistando di tutto, a cominciare dalle squadre di calcio per finire con i vigneti del Chianti (inclusi i finanziamenti Ue). Oggi perdono soldi e non vedono alcun futuro.
Del resto è logico, non solo gli oligarchi arricchiti derubando lo stato, ma tutti i russi da sempre amano avere relazioni con l’Europa, gli Usa e l’Occidente, ne hanno bisogno per non isolarsi, per non rimbecillire nel proprio brodo, non possono farne a meno. Ai russi non gliene importa un fico secco della Cina, con cui peraltro hanno sempre litigato, perfino quando erano ambedue socialisti, considerandolo da sempre un impero arretrato, inaffidabile e molto pericoloso, di cui non sanno che farsene. La Cina odierna è meno arretrata ma resta parecchio indietro sul piano delle garanzie civili e delle libertà personali, o della reciprocità economica, la Cina resta difatti un regime iperprotezionistico a socialismo di stato, sebbene con ampie concessioni al mercato e al privato. Molto lontano dal costituire un modello, per i russi. Non certo è modello per gli oligarchi.

Pubblicità per il servizio militare: “L’orgoglio della Russia”. Ma pare non faccia presa [Foto EPA/YURI KOCHETKOV, ANP/EPA]

Gli appelli di Putin alla mobilitazione militare sono un fallimento. Un milione di uomini sono fuggiti dal Paese, costringendo il primo degli oligarchi a cambiare tattica offrendo uno stipendio enorme ai soldati, quasi 5.000 dollari al mese. Forzature evidenti.
I ragazzi russi vogliono sentire il rock e la disco americana e inglese, i russi più maturi adorano la musica leggera italiana, i più colti leggono autori europei, gli impresari dello spettacolo hanno, anzi, avevano relazioni con editori e impresari europei, le tecnologie più avanti di uso quotidiano sono Usa, etc. Non parliamo di cantanti d’opera e ballerini russi, circhi acrobatici, di settori turistici, di calciatori, di donne e omosessuali lontani dall’emancipazione. Sono in molti a soffrire l’isolamento, in Russia.
La politica di Putin è totalmente fuori natura, o contra naturam, per dirla in latino, non può durare a lungo, “dura minga”, si dice in milanese, “dura no”, Putin sta letteralmente forzando la realtà nazionale, vuole convincere i russi, con la forza e il controllo totale dei media, a chiudere con l’Occidente e ad aprire alla Cina, sta riducendo al minimo le relazioni con il primo per tenerlo lontano.
I russi però non sono affatto d’accordo. Direi perfino soprattutto gli oligarchi, gli arricchiti, i mezzo potenti, i burocratoni e burocratini, ma nemmeno i generali sono convinti, figuriamoci i giovani. Non godono più dei vantaggi e privilegi guadagnati con la caduta del socialismo di stato. E non è nemmeno un caso se la massa dei volontari in partenza per l’Ucraina proviene da oltre gli Urali, dove i rapporti con l’Islam e la Cina sono forse più nelle loro corde. Ma anche qui, fino a che punto l’Islam russo vuole stringersi all’Islam invece che all’Occidente?



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