Screenshot 2025-08-22 095923

BOXE THAILANDESE (MUHAI THAI): RAGAZZINI COSTRETTI A COMBATTERE

Minori schiavizzati fin dall’età di 3 anni, fino ai 14 per battersi tra loro. Ne sono responsabili genitori, allenatori e arbitri, un mondo di adulti indegni coinvolti nel giro delle scommesse. Grandi i danni fisici e psicologici subiti nell’età della crescita con questi micidiali combattimenti. Molti video in rete li ritraggono soffrenti ma l’autorità sembra non avere occhi e il mondo sportivo internazionale tace. L’assenza dell’Unicef. Ecco la documentazione che è stato possibile raccogliere

Bambini tramortiti sul ring, circondati da rianimatori. Possibile che la legge consenta di giungere a questo livello di scontro tra minori?

La pratica di codesto “sport” violentissimo, con combattenti piccoli e perfino piccolissimi, non prevede tutele per l’infanzia, sia chiaro. La regola del muhai thai esige la distruzione dell’avversario infierendo tramite colpi i più feroci possibili, tanto che la metà dei combattimenti finisce con un uno dei due contendenti steso a terra, tramortito da calci, pugni, ginocchiate, spesso privo di sensi. La regola ammette che si possa riempire l’avversario di pugni in faccia e dare altre botte, le più fantasiose e acrobatiche, senza alcun riguardo per chi è crollato a terra, fino a quando non interviene l’arbitro a fermare l’azione, per sconfitta evidente, se non per collasso in atto o rischio di morte dovuto a strangolamento. 

Il muhai thai è molto simile all’MMA, acronimo inglese di “mixed martial arts”, arti marziali miste. Anzi, l’MMA ha incluso il muhai thai fra le discipline ammesse nel misto perché considerata disciplina maestra, con regole pressocché identiche, possibilmente nell’MMA rinforzate nell’intento d’arrecare danno all’avversario. Il muhai thai è un’antica pratica, quindi è più codificato, in teoria dovrebbe essere più elegante, cavalleresco e strategico, meno violento. In realtà è terribile ugualmente, insegnato ai bambini è comunque devastante.  Anche con i piccoli si stramazza a terra senza tanti complimenti. Anche con i piccoli l’arbitro avvia il conteggio, col bimbo steso per terra. Anche con i piccoli il gong che segna la pausa vede i secondi rianimare i bambini combattenti trattati come fossero adulti. La particolarità dell’MMA è che chi è a terra può  beccarsi una montagna di pugni, anche 40, anche 100, se il sottomesso non riesce a reagire. Anche l’MMA ha già aperto ai bambini. E non solo in Tailandia, Questo video, britannico, ne è una delle tante dimostrazioni. 

Così distruggono la loro infanzia

 Molto spesso, i combattimenti finiscono con lo stop dell’arbitro, seguito dall’immediato intervento del medico e dei rianimatori. Ai bambini combattenti viene rubata l’infanzia con aperta evidenza. Nessun adulto, dei tanti che bazzicano, pare accorgersene. Sembra che non ci sia modo di fermare questa barbarie. Il lato tragico è che nella patria del muhai thai, la Thailandia, l’uso dei bimbi sul ring è ormai consuetudine. Qui pare non esistere l’Onu, l’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia è lontanissimo. Forse, Governo e Parlamento della Thailandia sono troppo invischiati nelle loro problematiche politiche per potersi occupare della questione.  Di sicuro non esistono controlli pediatrici seri. I bambini sono obbligati a pestarsi sul ring per il divertimento e per le scommesse di un pubblico incivile e ignorante, vociante e demenziale. Bambini e ragazzi dai 3 ai 14 anni costretti a picchiarsi non sono affatto “volontari”, semmai sono indotti, indottrinati e minacciati da genitori indegni e allenatori falliti, ex combattenti squinternati a loro volta. Bambini dai 2 anni in su e ragazzi di 6-7-8 anni, fino ai 13-14 anni, si danno a più non posso pugni e calci ovunque, in continuazione, con la massima violenza possibile, perché così gli adulti hanno detto che devono fare anche loro. Il muhai thai è la iper box più barbara e selvaggia mai inventata, che si possa concepire. E la aprono ai bambini.

Come gli adulti. Proclamazione del vincitore in un incontro di muhai thai tra bimbi negli Usa. Ha un senso? 

Le immagini brutali di questa pagina che coinvolgono minori vengono dalla Thailandia, ma incontri del genere stanno prendendo quota anche negli Usa e c’è una dichiarata volontà di portarli in Europa, in Italia, ammesso che non siano già arrivati. Il web inizia a riempirsi di pubblicità di corsi e incontri appositi fra minori. Società sportive di mujai thai, organizzate ovunque nel mondo, puntano ad allargare i loro frequentatori ai minori d’età anche perché questa specie di sport praticato da adulti squilibrati, a cui non importa niente di finire massacrati, lo si può intraprendere al massimo fino ai 30 anni, non di più, poi è meglio ritirarsi. Infatti, il fisico, già rovinato da anni di incontri titanici, non ce la fa più a reggere. E si rincretinisce. A fine carriera si diventa allenatori in cerca di altri giovanissimi esaltati: bambini che hanno visto troppi film di arti marziali insieme a genitori entusiasti acritici come loro.

Angosciose situazioni limite

Combattimento fra bimbi di 7-8 anni negli Usa. L’assalitore ha vinto per strangolamento

Gli atleti possono vincere ai punti, per knock-out o per sottomissione, ossia costringendo l’avversario alla resa tramite una dolorosissima leva a uno o più arti o, come accade nella metà degli incontri, per strangolamento. Occorre pregare che ci siano arbitri svegli a fermare gli incontri al momento limite, oltre il quale si rischia il collasso, il coma, la morte. È accaduto spesso ed è accaduto anche ai bambini, ma se ne parla quasi niente.

Con le decine di colpi ricevuti sul ring, i ragazzini – che non hanno una corporatura formata – rischiano seriamente la rovina del fisico e della salute mentale:  i colpi arrivano ovunque con tutte le modalità: gomitate in faccia e sugli arti, calci in faccia e ovunque, sul collo, nell’addome, ginocchiate in faccia e ovunque, senza limiti. Lo si vede dai video postati su Facebook e qui riprodotti. Rivelano un inferno doloroso dove all’atleta è richiesto di non avere paura, pur sapendo che si farà male, molto male. Una prova virile border line sicuramente c’è, sebbene piuttosto demenziale. “Ma è sport”, si controbatte, per cui si scusa tutto. Tuttavia, MMA e muhai thai non riescono a entrare fra le discipline olimpiche. Troppi bagni di sangue.  Troppi esaltati senza il freno della paura. Troppi in coma. Troppa processione di medici e infermieri sui ring.
I colpi, dati e ricevuti dai bimbi, visti dall’esterno appaiono soft ai non esperti, in realtà infieriscono pesantemente tramite la consecuzione delle mazzate, micidiale, soprattutto se somministrate in serie sul viso, trattato alla stregua di una cosiddetta “pera sospesa”, comune negli allenamenti dei boxeur. Non sono rari i video che mostrano bimbi e ragazzini piangenti, tramortiti sul ring, con tutto il personale intorno, che in Thailandia in genere non è nemmeno medico, si badi. Sono altri coetanei, o altri giovanissimi combattenti a prestare soccorso. QUI il video di un bimbo tramortito sul ring. 

Sul ring pugni in faccia, ginocchiate, calci, il massimo dei danni pediatrici. Assistono spettatori e scommettitori. In altro a destra, un bimbo privo di sensi finito tra le c orde del  ring

Quei colpi sparati sul ring fanno malissimo a corpi non ancora formati, spesso piccoli e quasi sempre magrissimi. Lo sostengono tutti i pediatri, Anche se sono altri bambini a infierire, vengono danneggiati comunque muscoli, ossa, stomaco, fegato, reni e cervello. Come riferiscono inchieste mediche, possono causare problemi precoci di rimbambimento, oltre a danneggiare la crescita.

La morte di un 13enne sul ring

A questi bambini tolgono l’infanzia e il futuro.  Sicuramente vi sono dei decessi, di cui si sa poco o nulla. Le cronache riportano della tragica morte di un ragazzino di 13 anni, Anucha Tasako, morto dopo essere finito al tappeto con un knockout durante un incontro.  A 13 anni aveva già 174 match al suo attivo, avendo cominciato quando aveva appena 8 anni. E’ morto di emorragia cerebrale dopo essere stato colpito dal suo avversario il 10 novembre 2018. I sostenitori del muhay thai, come al solito, sostengono che la sua morte è legata a una serie di incidenti casuali: l’arbitro che non ha fermato in tempo l’incontro (è sempre colpa dell’arbitro), il medico che non era presente (cosa penalmente gravissima, accade pure spessissimo), i soccorsi che arrivano in ritardo. In realtà, sono proprio tali accadimenti a rivelare l’alta pericolosità di codesto sport.

Come gli adulti. Un bimbo combattente fisicamente esile “contato” dall’arbitro dopo essere stato fatto oggetto  di vari colpi 

In un drammatico video, tolto da Facebook, due bambini dell’età apparente di tre anni, un maschio e una femmina, vengono costretti a combattere fra loro sul ring. Il maschietto ha la peggio, piange, l’istruttore, autentico squalo, lo minaccia con un rametto per farlo rialzare e riprendere il combattimento; al piccolo manca il fiato, viene costretto ugualmente a battersi, lì accanto c’è quella che presumibilmente è la madre, comunque una persona molto famigliare, che lo spinge a rialzarsi e continuare a combattere. La bambina è chiaramente più forte lo calcia duramente e lo sbatte a terra più volte; il bimbo, che piange dal dolore,  cade molte volte, nessuno interviene a far cessare questo indegno massacro. Anzi, più lontano c’è una figura maschile, forse il padre, se ne sta bellamente seduto. I commenti in thailandese, con la traduzione automatica, sono tutti un’elogio per la bambina “futura campionessa”. A questo punto è chiaro: il bimbo serve ad allenare la bambina palesemente più abile, è dato “in pasto” al combattimento, probabilmente con un compenso allungato ai genitori. Il bimbo rischia seriamente di vedere compromessa la sua salute mentale e fisica.

Immagini drammatiche, il mondo non vuole vederle  

Bambini molto piccoli già destinati dalle famiglie alla palestra di combattimento

 * QUI un bambino di 5 o 6 anni massacrato sul ring, molto sofferente piange disperato, ma viene continuamente ributtato sul ring dagli adulti (in particolare da una figura che sembra essere il padre minaccioso), il bimbo è buttato fuori dal ring tre volte e per tre volte viene forzato a rientrare sotto sguardi severi e minacciosi.
* QUI un combattimento fra bambini di 5 o 6 anni dove uno dei due, piangente viene costretto dall’arbitro a continuare a battersi. Gli arbitri, invece di costituire delle figure di tutela, sono le peggiori tra gli adulti: non dovrebbero fornire alcuna prestazione professionale e nemmeno accettare compensi per prestazioni in competizioni simili. È davvero deprecabile, sconcertante, che le federazioni nazionali e internazionali di arbitraggio non prendano posizione.
* QUI un bambino molto piccolo, magrissimo, tutto pelle e ossa, a fronte di un coetaneo fisicamente più impostato, piange disperato, ma è ugualmente costretto a combattere finché non crolla.  
* QUI un altro bambino molto piccolo chiaramente sofferente, costretto a combattere. 
* QUI il pianto di un bimbo di 3 o 4 anni disperato mentre viene costretto a prendere a pugni una coetanea, egli stesso manifestamente contrariato, ma intorno ha solo adulti scellerati che ridono per sdrammatizzare.

Come gli adulti. Un bambino combattente mentre viene “assistito” dai secondi

* QUI, infine, un bambino fa una cosa molto intelligente: si rifiuta di combattere e getta a terra i guantoni causando la fine dell’incontro che non voleva fare.  Molti piccoli vorrebbero comportarsi in questa maniera, ma intorno ha il mondo degli adulti fortemente contrario.

* QUI il testo in italiano di un articolo che tratta “L’allenamento della Muhai Thai nei bambini”. Raccomanda tantissimo di “seguire” i bambini passo dopo passo, ma non si fa cenno all’orrendo spettacolo offerto dalla disciplina marziale, tanto meno a quello che succede nel paese dove quest’arte è nata.

 

 




There are no comments

Add yours