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LE PERIFERIE DI NAPOLI? PIENE DI BELLISSIMI CENTRI STORICI

SOMMARIO  In occasione del Centenario delle aggregazioni a Napoli, per la prima volta pubblicata in un unico studio la descrizione storica di ognuna delle otto periferie: Barra, Chiaiano, Pianura, Ponticelli, San Giovanni a Teduccio, San Pietro a Patierno, Secondigliano, Soccavo. Sono tutti ex comuni, annessi senza consenso un secolo fa e trasformati in quartieri. Ma conservano il loro fascino. Ecco un confronto ieri/oggi e con la realtà nazionale

L’incipit al capitolo di Napoli

Le periferie di Napoli? Sono otto. E hanno questo di interessante: conservano gran parte delle abitazioni, degli edifici, delle strade e dei monumenti dei secoli in cui sul territorio erano presenti amministrazioni comunali. In altre città, le emergenze del passato sono andate spesso distrutte dall’espansione edilizia. A Napoli spesso sono segnate da degrado, ma sono tutt’oggi esistenti e riconoscibili. Le periferie di Napoli sono costituite dal territorio di otto ex comuni viciniori, ognuno con un sindaco, una giunta e un’amministrazione comunale, disciolti nel 1926 e passati tutti sotto il comune di Napoli.

Il racconto delle periferie partenopee, insieme a tante altre delle maggiori aree metropolitane,  è narrato in “Antichi borghi di città”, edito da Magenes, 2026, di cui è autore un giornalista milanese, Roberto Schena, il quale ha condotto l’iniziativa a cui accenna il sottotitolo del volume: “Indagine nei centri storici delle periferie”. Il libro è introdotto da una prefazione dal prof. Luigi De Falco, Italia Nostra di Napoli (vedi il curriculum vitae QUI).

1. Anche le periferie hanno i loro centri storici

I loro toponimi sono noti: si tratta dei quartieri di Barra, Chiaiano e Uniti, Pianura, Ponticelli, San Giovanni a Teduccio, San Pietro a Patierno, Secondigliano, Soccavo. Di questi sono conservati perfino i vecchi municipi (e il libro indica dove sono) oggi adibiti ad altre funzioni. Il centri storici degli ex comuni dovrebbero essere considerati a tutti gli effetti i centri storici delle periferie.  

Alcune pagine dedicate a Soccavo

 Il capitolo dedicato a Napoli di Antichi borghi di città offre una disamina sulla nascita della cosiddetta “Grande Napoli” del 1926, esempio perfetto di come le decisioni amministrative prese “dall’alto” (in questo caso dal regime fascista) possano cambiare per sempre il volto e l’identità di un territorio a prescindere dal consenso. Ecco i punti salienti:

2. Progetto “Grande Napoli”

Pagine dedicate a S. Giov. a Teduccio

L’idea, nata nel 1925, era creare una metropoli colossale che superasse il milione di abitanti per competere con le grandi capitali europee e con Milano e Roma. Allo scopo, si vollero aggregare un totale di 13 comuni limitrofi, gli otto menzionati, più Pozzuoli, Portici, Ercolano, San Giorgio a Cremano e Torre del Greco,  raggiungendo i 200 km² di estensione. L’annessione si fermò invece a 8 comuni portando la città a 117 km². Il milione di abitanti era infatti un miraggio statistico: quando le anagrafi dei comuni furono aggiornate, si scoprì che l’emigrazione verso le Americhe aveva svuotato i vari abitati, per cui anche la “Super” Grande Napoli sarebbe stata lontano dal milione di residenti, raggiunti effettivamente solo nel 1971.

3. Da Comuni a “Periferie Lobotomizzate”

Alcune delle pagine dedicate a Barra

Il capitolo usa un termine molto forte, “lobotomizzati”, per descrivere questi ex comuni. Privati del proprio “cervello” (il sindaco e il consiglio comunale), i loro centri storici sono diventati periferie con un cronico deficit di governance. Solo San Pietro a Patierno e Ponticelli (all’epoca fortemente “rossa”) opposero una resistenza oggi documentabile, ma ovunque il clima di violenza squadrista dell’epoca mise a tacere ogni dissenso. Tuttavia, si registra un paradosso conservativo: a differenza, per esempio di Milano, dove molti borghi furono demoliti per far spazio all’espansione edilizia indiscriminata, a Napoli la speculazione edilizia ha prediletto i lotti liberi. Questo ha “salvato” i centri storici degli ex comuni, che però oggi, trascurati da anni e anni di cura insufficiente, data la soppressione dei comuni che li seguiva con maggiore attenzione, versano spesso in stato di degrado e/o abbandono.

4. Un Patrimonio Inespresso

Alcune pagine dedicate a San Pietro a Patierno

Nonostante le loro difficoltà amministrative, sottolinea Antichi borghi di città, questi quartieri conservarono tesori inaspettati:

  • Architettura: Ville, masserie (paragonabili alle cascine padane), chiese e palazzi d’epoca.

  • Cultura e Arte: Dalle tradizioni secolari alla moderna Street Art (con gli ineguagliabili murales giganti di Maradona o Martin Luther King), che sta tentando di dare una nuova identità a queste zone.

  • Il potenziale turistico interno ed esterno: L’autore suggerisce che i flussi turistici, oggi concentrati solo nel centro, potrebbero rigenerare queste aree se solo venissero “riannodati” i legami storici e culturali. Il turismo delle periferie è da inventare e là dove altrove si è programmato, per esempio nelle periferie milanesi,  ha dato buoni risultati, con un apprezzamento delle abitazioni.

5. La Geografia Attuale

Alcune pagine dedicate a Chiaiano e U.

Oggi questi ex comuni così rilevanti per imponenza monumentale sono considerati “quartieri”, assorbiti nelle Municipalità:

  • Municipalità VI: con gli ex comuni di Ponticelli, Barra, San Giovanni a Teduccio, ricchi di grandi feste e tradizioni proprie legate ai patroni originari (che non è San Gennaro). La Festa dei Gigli a Barra vede migliaia di persone per le strade; scandaloso chiamare Barra “quartiere”, ha un centro storico imponente, degno di una città. Ponticelli, anche qui grande festa annuale intorno alla Madonna della Neve, era il casale (come si chiamavano i comuni a Napoli) più esposto al Vesuvio, ha dovuto affrontarne le molte eruzioni e ha una storia particolare. S. G. a Teduccio era sede di ville, del forte di Vigliena, con un Pietro Micca locale; ssarebbe fantastico restaurarlo. Notevole la presenza di industrie del passato, purtroppo tutte chiuse, ma è probabilmente da qui che S. G. a Teduccio può di nuovo vedere un futuro.

  • Municipalità VII: Secondigliano e San Pietro a Patierno con Capodichino e Miano, sono aree monumentali a tutti gli effetti, con la loro invidiabile topografia storica, elegante e identitaria,  rimasta integra.

  • Municipalità VIII: Con Chiaiano e la collina dei Camaldoli, insieme a Piscinola, comune autonomo fino al 1866, più Marianella, già parte di Chiaiano e Uniti con Polvica e Santa Croce, e infine Scampia, già frazione staccata da Secondigliano. Il nome completo è Chiaiano e Uniti per la quantità notevole di borghi e frazioni (a Napoli sarebbe improprio chiamarli così, come spiega il libro).

  • Municipalità IX: Gli ex comuni di Soccavo e Pianura, sono altrettante aree assolutamente storico-monumentali, fra l’altro caratterizzate da architettura caratteristica che andrebbe protetta, studiata e valorizzata.

    Ognuna di queste Municipalità gode di almeno un paio di centri storici di peso, come in poche altre municipalità metropolitane in Italia, particolarmente ricca di riferimenti storici, artistici, culturali, carichi bellezza, fascino narrativo e tradizioni assolutamente uniche. Un privilegio di cui diversi cittadini sono consapevoli. Purtroppo tali toponimi sono noti per la presenza della criminalità organizzata, di cui si sente continuamente parlare dalle tv nazionali. È un dato di fatto che questi “quartieri” erano comuni: privati di strumenti di governo, rimasero totalmente indifesi dalla penetrazione della camorra e dalle approssimazioni della politica.  Le istituzioni della periferia partenopea non erano adeguate a ostacolare, o perlomeno frenare sia il fenomeno malavitoso, sia il degrado, semplicemente perché non ci sono, non esistono, non ci sono mai state da un secolo. Sono quartieri monumentali di cui non solo Napoli, ma l’Italia dovrebbe andare fiera, e invece sono piuttosto allo sbando.

    6. Il “Deficit di Governo”

    Alcune pagine dedicate a Pianura

    L’autore del testo tocca un punto nevralgico: la distanza tra palazzo e cittadino.

    • Prima del 1926: Un cittadino di Barra o Soccavo aveva un sindaco a poche decine di metri di distanza dall’abitazione, a cui chiedere conto, per esempio, di una strada dissestata, di un impianto malfunzionante.

    • Dopo il 1926: Le decisioni si spostarono a Palazzo San Giacomo (sede del Comune di Napoli), indubbiamente più lontano e meno raggiungibile.

    • Le Municipalità: Introdotte a cavallo tra gli anni 70 e 2000 per “decentralizzare” i poteri e moltiplicare i centri di ascolto delle istanze dei cittadini, hanno poteri estremamente limitati e budget ridotti, personale inadeguato, impreparato, confermando quella sensazione di “periferia abbandonata” che il testo denuncia.

7. Il caso San Pietro a Patierno

Pagine sul Museo Masseria Luce, importante perché è l’unico nel Paese a raccogliere testimonianze dell’ex comune

Estremamente significativo quanto avvenne a San Pietro a Patierno nel 1925. Fu l’unico comune in via di soppressione a produrre un verbale ufficiale di protesta contro l’annessione. Prima del 1926 era un comune rurale autonomo, famoso per l’agricoltura di qualità e per una forte identità comunitaria legata al culto di San Pietro. Il 26 aprile 1925, il Consiglio Comunale si oppose all’annessione a Napoli, non certo  per “passatismo”, come scriveva Il Mattino fascistizzato, ma per la paura fondata di perdere il controllo sulle proprie risorse e di diventare un territorio di “serie B” rispetto al centro. Timori rivelatisi fondati.

La perdita dell’autonomia fu il primo duro colpo, mentre la costruzione e l’espansione dell’aeroporto di Capodichino fu il secondo perché ha fisicamente isolato il territorio creando una serie di barriere infrastrutturali col quartiere vicino, nettamente separato dal resto della città. Nonostante il degrado visivo che ne deriva, spiegato nel testo di Antichi borghi di città, per merito dei cittadini San Pietro a Patierno conserva un centro storico impostato sul vecchio casale, mentre la cittadinanza ha fondato il “Museo della Masseria Luce” (ampiamente citato) che è di fatto l’unico museo esistente delle decine di comuni aggregati in Italia senza consenso,  testimoniando una resilienza culturale locale notevole.

Pagine su Secondigliano

“Antichi borghi di città”  si presenta come una guida alla periferie di Napoli viste non più in quanto tali, ma come un insieme di realtà storico-artistiche di notevole importanza. Sembra incredibile, ma una “guida” del genere non esisteva a Napoli. Fornito di ampia documentazione fotografica, a cui ha pensato Velia Cammarano, il libro, pubblicato in occasione del Centenario delle aggregazioni, si avvale della consultazione di testi pubblicati da scrittori locali benemeriti, i quali a fronte degli scarsi studi accademici, hanno dato vita a riconosciute ricerche di pregio rovistando in archivi pubblici, parrocchiali e testi d’epoca.

Roberto Schena “Antichi borghi di città. Indagine nei centri storici delle periferie”, edito da Magenes, 2026, Euro 25.Da richiedere via on line.

Alcune pagine dedicate a Ponticelli




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