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GENOVA, IL CENTENARIO DELLA PERIFERIA CON I 19 EX COMUNI

 Nel 1926 l’aggregazione coatta delle molte cittadine vicine (vero record) finalizzata a governare il polo industriale. Per Sindaco, Consiglio comunale e Municipalità è l’occasione di una riflessione. Un libro racconta per la prima volta la storia di tutte le realtà soppresse e guarda al futuro green-and-blue

L’aggregazione di 19 comuni a Genova rappresentò un vero record assoluto. Mai così tanti sono stati sciolti per favorire l’ingrandimento di uno solo.  L’avvenimento risale esattamente a 100 anni fa, il 1926. Cento anni su cui soffermarsi a riflettere. Vide la trasformazione della città da meta europea d’élite a grande polo industriale, fino alle attuali prospettive di recupero. La storia recente di Genova appartiene a un territorio che ha barattato la straordinaria mitezza del clima e parte della straordinaria bellezza paesaggistica con la crescita industriale. Oggi, chiusa l’era delle fabbriche, la città cerca di ritrovare se stessa ripartendo dai suoi borghi, dalle sue colline e da quel legame indissolubile tra mare e montagna. Che cosa è avvenuto nell’arco di un secolo intorno alla Superba?  

 

1. Il sacrificio della bellezza e della salute

É l’argomento di un libro curato da Roberto Schena, “Antichi borghi di città, Indagine nei centri storici delle periferie, Ed. Magenes, 2026.  Il volto attuale di Genova – spiega Schena, giornalista specializzato in storia urbana – è frutto di una gigantesca operazione urbanistica avvenuta nel 1926 sotto la guida del podestà Eugenio Broccardi, ingegnere grande esperto di servizi marittimi e conoscitore sia del litorale, sia dell’entroterra genovese. Nel 1914 è eletto consigliere comunale per il partito liberale; chiamato all’incarico di assessore ai lavori pubblici (l’urbanistica di allora) e all’annona, fu uno dei maggiori sostenitori dell’annessione ai Genova dei comuni viciniori, sostenuta dal mondo industriale.

Da una iniziale posizione critica verso il fascismo, aderì a quest’ultimo nel 1924. Se non altro, non ebbe un passato da squadrista, come nel caso dei podestà di Venezia, L’Aquila, Reggio Calabria, Bari, città in cui, durante quegli anni, sono avvenute parecchie aggregazioni forzose, come narrato in Antichi borghi di città. Più che altro, dal processo a suo carico tenuto nell’immediato Dopoguerra, emerse il cumulo di cariche pubbliche, tutte retribuite, assegnategli prima, durante e dopo la nomina a podestà, quando sedette tra i banchi del Senato del Regno. La poltrona fu mantenuta per sette anni, durante i quali perorò e gestì l’aggregazione dei 19 comuni. L’operazione, molto complessa tecnicamente e politicamente, fu condotta sciogliendo tout court i consigli comunali, per Regio decreto, ignorando il parere dei cittadini direttamente interessati, orientativamente ostile.

Le pagine dedicate a Pra’ e Voltri

L’espansione della città così ottenuta, portò il territorio comunale a estendersi sino agli attuali 240 kmq, dagli appena 50 iniziali: il quintuplo, superando nettamente le altre due città del triangolo industriale, Milano (181 Kmq) e Torino (130 Kmq). La popolazione alla nuova anagrafe risultò essere passata dai 541mila residenti del censimento datato 1921 a poco più di 600mila dieci anni dopo, raggiungendo alla fine del 1940 i 674.768 abitanti. Emerse subito come una simile vastità territoriale, non sufficientemente sostenuta dalla desiderata  espansione demografica, comportasse per la nuova amministrazione una certa frammentarietà, quando non dispersione.

Nonostante la forte contrarietà delle popolazioni locali e dei sindaci dell’epoca, soprattutto di centri come Sestri Ponente, Cornigliano, Sampierdarena e Voltri (in pratica l’intero Ponente), l’operazione fu portata a termine con furia futurista, senza badare a proteggere alcunché di specifico presente nella vastissima area, esponendola a distruzioni definitive come avvenuto a Milano e Venezia, danni arrecati per trasformare Genova in una metropoli funzionale soprattutto allo sviluppo portuale.

Prima dell’annessione e della successiva industrializzazione, i borghi che oggi chiamiamo quartieri (specialmente nel Ponente) erano rinomate stazioni climatiche. Nell’epoca d’oro erano mete frequentate dalla borghesia europea per la cura della salute, caratterizzate da ville e dimore eleganti, parchi, orti e spiagge incontaminate. Non è diversa dalla storia di tutti gli altri comuni, circa un’ottantina, aggregati in quegli anni alle grandi città: per il solo fatto di trovarsi nella prima cerchia oltre le mura cittadine, borghi e comuni si presentavano come luoghi meravigliosi perché privilegiati quali sedi di dimore estive, di monasteri, conventi, complessi rurali, incroci tra fiumi e canali.

 In nome del progresso, il litorale genovese fu sacrificato. Le spiagge lasciarono il posto a:

    • Acciaierie e cantieri navali (Ansaldo, Italsider).

    • Infrastrutture pesanti (aeroporto, porti petroli, depositi container).

    • Quartieri popolari costruiti in economia per la classe operaia.

Dagli anni Novanta, con la fine della stagione caratterizzata dalla preponderanza della grande industria, ciò che resta è un “deserto devastato”. Le stesse aziende dai grandi brand, hanno chiuso o si sono trasferite, lasciando dietro di sé aree dismesse sature di rifiuti pericolosi come amianto e cianuri. Questi siti rappresentano oggi un vuoto urbano di difficile e costosa bonifica, in attesa di una nuova destinazione d’uso che possa restituire valore al territorio.

2. Sintesi della distribuzione territoriale degli ex-Comuni nelle Municipalità:

Municipio I – Centro Est: nessun ex comune
Municipio II – Centro Ovest: Sampierdarena
Municipio III – Bassa Val Bisagno: nessuno
Municipio IV – Media Val Bisagno: Molassana, Struppa
Municipio V Valpolcevera: Borzoli Est, Rivarolo, Bolzaneto Pontedecimo (cuore dell’ex comparto industriale).
San Quirico, Pontedecimo
Municipio VI – Medio Ponente: Borzoli Ovest, Cornigliano, Sestri Ponente
Municipio VIIPonente: Voltri, Pra’, Pegli (sacrificati all’industria pesante).
Municipio VIII – Medio Levante: nessuno
Municipio IX Levante: Apparizione, Bavari, Quarto dei Mille, Quinto al Mare, Nervi, Sant’Ilario (zone che hanno conservato maggiormente l’aspetto originario di stazioni climatiche)
Il Municipio con il maggior numero di ex comuni è il IX, con ben 6 aggregazioni nel 1926, seguito nella classifica dal V, VI e VII.

Le pagine dedicate a Quarto dei Mille

Nel capitolo dedicato a Genova, Antichi borghi di città visita tutte le 19 realtà annesse, va a trovare l’ex palazzo municipale, sede dei sindaci, racconta la storia del posto in sintesi, mostra le immagini d’epoca e spesso le raffronta con quello che sono diventate oggi, da cui si comprende che molto poco è cambiato. I borghi genovesi sono in buona parte intatti e spesso ben trattati, meritano una visita. Utile il confronto con quanto avvenuto in Italia in altri borghi di città, dove ovunque sono diventati le periferie, spesso in non buone condizioni: Milano, dove quasi tutto della rete formidabile di borghi è andato distrutto; Napoli, come Genova, anche in questo caso i borghi (qui si chiamavano casali) sono intatti; Reggio Calabria, bellissima anche nell’entroterra degli ec comuni rurali; Venezia e il pessimo rapporto con Mestre e Murano; Bari, dove si verifica un’autentica predazione delle risorse dei comuni vicini e infine L’Aquila, “gonfiata” di comuni e territori per fare concorrenza a Pescara solo perché il toponomo richiama l’uccello preferito dal fascismo. Nello stesso tempo, segnala le emergenze da salvare, parti di città storica rimaste trascurate dall’eliminazione delle amministrazioni. Infatti, ai due tipi di degrado delle periferie, quello post industriale e quello abitativo-popolare, si aggiunge un terzo tipo di degrado, quello degli antichi centri sorici annessi senza attenzione. 

3. Oltre la periferia: la rinascita di Creuze, Forti e Green Economy

Il libro è appunto un excursus storico-ambientale fra le 10 periferie aggregate della città, il primo della Superba che le riunisca in un’unica descrizione affinché non se ne cancelli la memoria e ne venga riconosciuta l’importanza strategica. Nonostante il rivolgimento del territorio, Genova conserva un’identità frammentata ma potente. La via, o una delle vie possibili per il futuro passa attraverso il recupero del suo patrimonio storico e paesaggistico:

  • Le Creuze: Le antiche mulattiere che collegano il mare all’entroterra, sopravvissute all’urbanizzazione, rappresentano itinerari unici per scoprire una “periferia incantevole”.

  • Il Sistema dei Forti: Genova possiede una cinta muraria monumentale (le Mura Nuove, costruite tra il 1626 e il 1639) lunga 20 km, che proteggeva la città dai crinali. Lungo questo percorso sorgono 16 forti (tra cui i 7 centrali: Begato, Belvedere, Crocetta, Tenaglia, Sperone, Puin e Torre Granara).

  • Green and Blue Economy: Questi spazi, situati sui crinali tra monte e mare, offrono potenzialità turistiche enormi e potrebbero essere il fulcro di un nuovo modello di sviluppo sostenibile, riportando la città alla sua antica vocazione di luogo di benessere e bellezza.

Le pagine dedicate a Pegli

L’attuale conformazione di Genova è il risultato di un’imponente operazione urbanistica e politica, tuttavia le comunità locali non hanno perso del tutto la propria identità, che oggi riemerge come base per un nuovo tipo di vivibilità. I progetti di valorizzazione si basano su:

    • Mobilità Sostenibile: Si ipotizzano collegamenti leggeri (impianti a fune dalla Lanterna, navette elettriche, bike sharing) per collegare il porto e i crocieristi direttamente al sistema dei parchi collinari
    • Turismo e Tempo Libero: Forte Begato è il capofila di un progetto che prevede l’uso degli spazi per eventi, ristorazione e attività di associazioni ambientaliste
    • Sviluppo Strategico: La Città Metropolitana punta sulla Green and Blue Economy, vedendo nei forti non solo monumenti storici, ma motori di uno sviluppo sostenibile che unisca il valore ambientale a quello turistico.

Genova si trova di fronte a una sfida epocale: trasformare le ferite lasciate dall’industria pesante in opportunità, riscoprendo la bellezza dei suoi borghi e l’imponenza delle sue fortificazioni militari per proporsi come una metropoli moderna e sostenibile. Dovrà inventarsi tante altre soluzioni diverse, partire dalla storia del territorio è sempre un ottimo inizio. Dovrebbero essere le università a occuparsi della storia del territotio genovese. cosa che non hanno mai fatto o, se hanno fatto, non hanno reso nota. Altri protagonisti possono essere i Municipi, le scuole, gli studiosi.

Sitografia

Video

Forti di Genova, il progetto del Comune e della Città

Articoli e studi:

L’articolo di uno studioso

Un articolo de “il Giornale”

Un rapporto sulle aggregazioni del nord ovest

Roberto Schena, Antichi borghi di città, Indagine nei centri storici delle periferie, Ed. Magenes, 2026, 25 Euro, può essere chiesto in libreria, se non lo si trova il libraio può ordinarlo su prenotazione, oppure potete richiederlo on line.




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