MA I MAGGIORI NO RUSSI ALLA GUERRA VENGONO PROPRIO DAGLI OLIGARCHI
Putin sta letteralmente forzando la realtà nazionale, vuole convincere la popolazione, o con la forza o con il controllo totale dei media, a chiudere con l’Occidente e ad aprire alla Cina. E sta riducendo al minimo le relazioni con il primo per tenerlo lontano. E’ sconfitto in partenza, i russi vogliono il contrario
Verrebbe da dire, alla milanese: dura minga, dura no. Domanda del curioso: che cosa non dura? Risposta pronta: il consenso dei russi intorno alla guerra di Putin. Si scopre adesso, infatti, che quasi l’intera oligarchia russa è contraria alla guerra, Putin lo sa bene ma schiaccia chiunque manifesti tale dissenso, oppure vengono fuori dei suicidi, o degli “incidenti”, o morti improvvise, o, nel caso di persone poco importanti, non a conoscenza di segreti semplicemente licenziati.
Ovviamente Mosca si guarda bene dal diffondere i veri dati sul mancato consenso, che sicuramente ci sono, come segnalava l’Ovra, la polizia politica di Mussolini riguardo l’impopolarità della guerra, ma i segnali di una pesante insofferenza ci sono tutti. Il primo dei quali è che c’è troppo silenzio, troppo consenso apparente intorno a Putin.
In realtà, sta emergendo che gli oppositori fra gli oligarchi, compreso industriali e banchieri, sono talmente tanti da essere impossibile eliminarli in serie. Putiin vorrebbe essere uno Stalin, ma non ci sono più le condizioni degli anni Venti.
Lui stesso dovrebbe da sempre sapere che i primi a essere disperati per questo conflitto con l’Occidente sono proprio gli oligarchi più o meno miliardari, i primi a godere dei frutti delle relazioni post sovietiche, quando investivano acquistando di tutto, a cominciare dalle squadre di calcio per finire con i vigneti del Chianti (inclusi i finanziamenti Ue). Oggi perdono soldi e non vedono alcun futuro.
Del resto è logico, non solo gli oligarchi arricchiti derubando lo stato, ma tutti i russi da sempre amano avere relazioni con l’Europa, gli Usa e l’Occidente, ne hanno bisogno per non isolarsi, per non rimbecillire nel proprio brodo, non possono farne a meno. Ai russi non gliene importa un fico secco della Cina, con cui peraltro hanno sempre litigato, perfino quando erano ambedue socialisti, considerandolo da sempre un impero arretrato, inaffidabile e molto pericoloso, di cui non sanno che farsene. La Cina odierna è meno arretrata ma resta parecchio indietro sul piano delle garanzie civili e delle libertà personali, o della reciprocità economica, la Cina resta difatti un regime iperprotezionistico a socialismo di stato, sebbene con ampie concessioni al mercato e al privato. Molto lontano dal costituire un modello, per i russi. Non certo è modello per gli oligarchi.
Gli appelli di Putin alla mobilitazione militare sono un fallimento. Un milione di uomini sono fuggiti dal Paese, costringendo il primo degli oligarchi a cambiare tattica offrendo uno stipendio enorme ai soldati, quasi 5.000 dollari al mese. Forzature evidenti.
I ragazzi russi vogliono sentire il rock e la disco americana e inglese, i russi più maturi adorano la musica leggera italiana, i più colti leggono autori europei, gli impresari dello spettacolo hanno, anzi, avevano relazioni con editori e impresari europei, le tecnologie più avanti di uso quotidiano sono Usa, etc. Non parliamo di cantanti d’opera e ballerini russi, circhi acrobatici, di settori turistici, di calciatori, di donne e omosessuali lontani dall’emancipazione. Sono in molti a soffrire l’isolamento, in Russia.
La politica di Putin è totalmente fuori natura, o contra naturam, per dirla in latino, non può durare a lungo, “dura minga”, si dice in milanese, “dura no”, Putin sta letteralmente forzando la realtà nazionale, vuole convincere i russi, con la forza e il controllo totale dei media, a chiudere con l’Occidente e ad aprire alla Cina, sta riducendo al minimo le relazioni con il primo per tenerlo lontano.
I russi però non sono affatto d’accordo. Direi perfino soprattutto gli oligarchi, gli arricchiti, i mezzo potenti, i burocratoni e burocratini, ma nemmeno i generali sono convinti, figuriamoci i giovani. Non godono più dei vantaggi e privilegi guadagnati con la caduta del socialismo di stato. E non è nemmeno un caso se la massa dei volontari in partenza per l’Ucraina proviene da oltre gli Urali, dove i rapporti con l’Islam e la Cina sono forse più nelle loro corde. Ma anche qui, fino a che punto l’Islam russo vuole stringersi all’Islam invece che all’Occidente?

There are no comments
Add yours