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PASOLINI? PERCHÉ L’OMICIDIO POLITICO È IMPROBABILE

Tocca ripeterlo a ogni anniversario del tragico delitto: quello di PPP non è un assassinio da complotto, manca totalmente il movente per affermare una cosa del genere. L’autore, peraltro involontario, è solo Pino Pelosi, forse alla presenza di coetanei piombati sul posto 
1. Il movente: l’omicidio politico sarebbe stato organizzato per eliminare l’intellettuale che diceva di sapere troppo sull’Italia delle bombe e delle trame, ma non aveva le prove. Insostenibile: quello che lui ha scritto in un famoso articolo pubblicato sul Corriere della Sera, 14 novembre 1974 (giusto un anno prima della scomparsa) lo sostenevano milioni di persone nei cortei e nelle piazze di tutta Italia, ossia le stragi erano di Stato. “Io so i nomi” è riferito ai responsabili politici, non agli autori materiali. PPP e le piazze non sapevano nemmeno chi fosse Licio Gelli, per esempio. E a dire “la verità” erano fior di intellettuali e politici, tutti “sapevano”, o meglio immaginavano quei nomi.  Quell’io so è in realtà un “noi tutti sappiamo, ma non abbiamo le prove”.

Un titolo discutibile del Corriere della Sera del 2 novembre 2025

2. Non è stato trovato assolutamente nulla tra le sue carte a riguardo di nomi di politici che lui credesse concretamente collegato alle stragi. Solo supposizioni politiche.
3. Più seria l’ipotesi che seguisse la pista Cefis nel far fuori Mattei, ma PPP che cosa aveva in mano? Il libro di un sedicente testimone, senza prove, solo congetture. Anche paranoiche. Posso capire che abbiano affascinato il Poeta, che era un poeta, non un investigatore. Però scusate, Mattei aveva moltissimi nemici potenti, con tutti i killer a disposizione e i mezzi ultrapotenti, è plausibile che gli ipotetici mandanti dell’omicidio Mattei, ossia le Sette Sorelle del petrolio e Cefis si siamo rivolti a Pino la Rana per suggerirgli di ottenere una fellatio in quanto esca dell’ennesimo delitto di Stato? Bah. Io non mi trovo alquanto.
4. Pelosi non voleva uccidere PPP. Lo dice lui stesso in un libro scritto con un giornalista, Alessandro Olivieri. Il motivo: “perché avrei dovuto ucciderlo? Ci sono stato più volte con lui, mi pagava benino e mi aveva promesso la partecipazione in un film ben remunerata”, dove probabilmente lo avremmo visto nudo tutti, che non era male, d’altra parte altre qualità attoriali non aveva.

Il fisico ben curato di Pasolini

5. Pelosi uccise PPP senza accorgersene, mentre scappava con la macchina apparentemente “lussuosa”, in realtà comprata usata tanto per far scena con i ragazzi, dietro i quali non capiva più niente. Debolezze. In specie da quando si interruppe la relazione, durata 9 anni, con Ninetto Davoli, soffrendoci molto. Pelosi, confuso e agitato, al buio pesto di quella notte in quel posto, passò sopra il corpo con l’auto schiacciandogli il cuore, accidentalmente, quello che lui afferma è vero: non si era accorto che sotto c’era lo Scrittore. Marchette sì, assassino no.

6. Come mai il 17enne Pelosi gli ruba la macchina dopo averlo picchiato, visto che l’amico 53enne gli era così simpatico? Qui subentrano “gli altri”. Il posto, l’idroscalo di Ostia era molto mal frequentato, anche da amici del Pelosi, ogni tanto invadevano il campo con i loro motorini per vedere se c’era qualche fr*sc** da rapinare dopo due pugni faccia. Il posto era talmente malfamato che ormai non ci andava più nessuno. PPP però si sente al sicuro, probabilmente quei ragazzacci li conosce, ecco che commette l’errore di andarci per stare tranquillo col Pelosi-saltami-addosso. Invece il posto viene invaso dai delinquenti, sfottono il Pelosi (anche per invidia), gli danno del fr*o*sc**, probabilmente attaccano con oggetti contundenti, come sbarre di ferro, provocando le reazioni sia di PPP, sia quella orgogliosa di un eterosessuale maschio presunto puro. Il secondo inizia a menare il povero PPP, tanto per far vedere che lo voleva solo attirare per rapinare.  Qualcuno lo aiuta con qualche sprangata ed ecco il Poeta a terra pieno di sangue e di morte di lì a breve. Chi conosce la Roma degli anni Settanta sa bene che l’ambiente dei marchettari era verosimilmente questo e che non è il primo omo-omicidio.
7. La reticenza di Pelosi riguarderebbe i componenti di tale gruppo, tra i quali avrebbe potuto infilarsi chiunque, anche estremisti di estrema destra minorenni che sicuramente tenevano d’occhio Pasolini. Infatti, rispettando il codice malavitoso, si assume tutte le colpe e non fa un solo nome degli aggressori, non parla nemmeno quando è vicino alla morte, avvenuta 42 anni dopo per tumore alla vescica, lasciando il mondo pieno di dubbi.
Tutto qui? Tutto qui. Pura cronaca nera. Materia di un romanzo.
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Pasolini e Mishima due figure poetiche confrontabili

A me dispiacque parecchio. Ma non perché avesse scritto “Io so” quando in realtà tutti sapevamo cose scontatissime, ma perché nel 1975 venne a mancare l’unica voce prestigiosa esplicitamente omosessuale della cultura e della mondanità. Lo seguivo meglio che potevo dai giornali e al cinema. Mi attraeva il suo linguaggio libero, la lotta contro la censura.  L’unica voce. PPP, fece uno dei primissimi coming out, aveva imparato a gestire pubblicamente la propria volontà di trasgredire, andava fiero a Cannes coi suoi film scandalosi pieni di ragazzi nudi sottobraccio, come lui nessuno, e veniva pure premiato, con i francesi che ci invidiavano tantissimo un regista così coraggioso e osè.

Il nudo maschile al cinema era molto raro e trattato malissimo. Un tema difficile che metteva in discussione la supremazia virilista e azionava le commissioni di censura. L’idea era che il sesso fosse solo ad usum macho e che solo le donne potevano essere mostrate mude, a significare che il desiderio ammesso era solo eterosessuale maschile. I tedeschi allibiti hanno poi dovuto mettere in campo un Fassbinder per imparare a fare cinema in modo diverso. Gli spagnoli muti ancora sotto Franco, sono poi esplosi con Almodovar. I russi e l’est imbarazzati fingevano di ignorarlo. Solo gli americani ci sfottevano, PPP non lo capivano, avevano Andy Wharol.

Per il resto, ovunque PPP era vietato nel mondo. Ricordate, in Europa, anche in Occidente, nessun autore di cinema non underground osava spiattellare con tanta dignità la sua omosessualità. I film di registi dichiaratamente gay sono venuto DOPO Pasolini, che ha aperto la strada sebbene non abbia mai trattato in pellicola questo argomento. Ci si avvicinava parecchio, però, tramite un linguaggio coraggioso e spregiudicato che era la manifestazione pura del suo desiderio omosessuale reso una volta tanto pubblico, e come tale era già una innovazione importante nella sfera delle libertà d’autore. Se mi dite che è stato fatto fuori da una congiura di bigotti criminali è più credibile. Però non fu così.

 

Chi leggendo questo articolo ha obiezioni può comunicarle nei commenti, rispondo a tutti per tenere acceso il dibattito.




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