Piazza d’Armi: firmata un’intesa “ecò”, ma i dubbi aumentano
Il Comune di Milano annuncia uno dei parchi pubblici più vasti, ma intanto sono già stati abbattuti i caratteristici magazzini militari, eliminando il valore storico. E accanto sorgerà una cittadina di 1700 appartamenti, in teoria una serie di grossi grattacieli, nessuno sa quanti…
Non è stata ancora posta la prima pietra che già l’area appare profondamente segnata dall’eliminazione dei caratteristici edifici militari anni 30, un monumento all’architettura militate di un secolo fa. «Eran brutti», dicono le teste vuote di quei magazzini con i tetti a spiovente (1) . Seguo da sempre le vicende della Piazza d’Armi abbandonata. Già 11 anni fa fui se non il primo, tra i primi a occuparmi della Piazza d’Armi abbandonata, realizzando via via sette interviste video sotto questa stessa testata. Oggi, si annuncia l’operazione di rigenerazione urbana per l’area già appartenuta all’antico comune di Sala Nova, aggregato a Baggio nel 1869. L’operazione prevede, secondo la formulazione enfatizzata del Comune di Milano, la creazione di uno dei parchi pubblici più vasti della città, coprendo circa l’80% della superficie totale.
L’area è delimitata dalle vie Forze Armate, Olivieri, Cardinale Tosi, Domokos e Cardinale Mazzarino, e si estende per circa 424mila mq, Il 23 dicembre 2025 è stato approvato con una delibera di Giunta il Protocollo d’Intesa firmato dal Comune di Milano e da Invimit SgR Spa (2). L’iniziativa, spiega il Comune, punta sulla sostenibilità ambientale, garantendo la salvaguardia della biodiversità locale e del “Bosco delle averle” (denominazione derivante dalla diffusa presenza dell’averla, un piccolo uccello passeriforme), attraverso una stretta collaborazione con la Soprintendenza. Per quanto riguarda l’aspetto edilizio, le volumetrie originarie sarebbero state state ridotte in favore di circa 1.700 nuovi alloggi, gran parte dei quali destinati all’affitto a canone calmierato, essenzialmente per lavoratori dei servizi pubblici essenziali.
Scopri le differenze

Il rendering diffuso dal Comune, con il verde al 100%; accanto, il progetto vero: l’area da edificare è quasi il 30%
Oltre alle residenze, il piano include strutture sociali, spazi sportivi e negozi di vicinato, integrando il nuovo polmone verde con i parchi già esistenti nella zona ovest. Questo protocollo d’intesa tra il Comune e Invimit mira a bilanciare la valorizzazione del territorio con il diritto alla casa, offrendo soluzioni abitative accessibili in un contesto naturalistico protetto. In ogni caso non sarà edilizia popolare, la nuova “cittadella”, decurtata della sua storia militare, tenderà al lusso di un quartiere areato. In altri termini, è un altro progetto “Residenze LAC”, 77 appartamenti ottenuti con le SCIA tramite torri residenziali affacciate sul parco delle Cave, mentre qua sarebbero affacciate sul Parco Piazza d’Armi. Il nuovo progetto si differenzia da “Residenze LAC”, fermato dalla magistratura, solo perché pensato prima di creare il parco.
I 1700 appartamenti annunciati sono tanti, quanti una cittadella, anzi, una cittadina, tale da rischiare l’incompatibilità con l’intenzione ecologica dichiarata. Non vi è nemmeno la certezza che tale appartamenti non saranno mai venduti, passato un certo numero di anni. Rappresentano in ogni caso un importante business, solo che invece di essere spalmati su tutta l’area, come avviene di solito e come avrebbe voluto la proprietà, il nuovo edificato sarà tutto concentrato su un lato. Il rendering mostrato dal Comune (qui accanto) è fasullo. In termini di metri cubi, i 1700 appartamenti equivalgono, secondo calcoli approssimativi, a circa 380mila mc, cosa che comporterebbe un impatto di quattro
Più corrispondente alla realtà il rendering postato dal sito delle Giardiniere, come mostra l’illustrazione da me ricostruita in alto. Tra l’altro come osserva l’architetto Sergio Brenna, proprio per dare luogo a detta concentrazione saranno consentite altezze notevoli, lo stesso principio di City life, Porta Nuova e soprattutto scali ferroviari. E’ sempre l’urbanistica di rito ambrosiano: invece di diminuire le volumetrie per ragioni ambientali (qui c’è l’eccezionale sistema del verde pubblico nell’ovest, con i parchi delle Cave, Trenno, Bosco in città), le si sposta ai margini del perimetro consentendo altezze vertiginose, insomma “grattacielini” in serie.
Quanti grattacieli?
Secondo quanto scrive il sito dell’associazione delle Giardiniere, tuttavia, le altezze massime consentite dei palazzi sarebbero invece limitate a 24 metri, ossia 7-8 piani. Ancora non abbiamo visto il progetto definitivo ma come si vede le premesse sono incerte. Formalmente, l’area centrale, estesa con il Bosco delle averle, è salva. Astuzie strategiche dei costruttori.

I caratteristici magazzini militari della Piazza d’Armi, col tetto a spiovente anni 30, purtroppo già abbattuti, eliminando così la possibilità di un uso alternativo ai grattacieli. Vedi galleria sotto
L’unico vero freno all’espansione delle costruzioni, è posto dalla Soprintendenza con i vincoli sugli edifici storici militari non abbattuti: trattasi di edilizia liberty anni 30, che in virtù dei vincoli, grazie alla nostra Costituzione, non potranno essere oscurati da altre costruzioni, possono solo essere valorizzati. Quindi ci sarebbe un implicito obbligo di rispettare certe distanze e creare un paesaggio verde-urbano.
La Soprintendenza, vincolando solo le palazzine liberty purtroppo ha indirettamente consentito all’abbattimento degli austeri magazzini militari, edifici caratteristici che, se mantenuti, avrebbero conferito un tono storico alla zona con la loro architettura particolare, dai tetti a spiovente, finestroni con grate, facciate severe. Insomma, non è stato collocato un solo mattone che già è stato in buona parte distrutto un quartiere molto caratteristico, quando sarebbe stato meglio salvaguardarlo integralmente. Si pensi ai progetti presentati nel 2014 dai cittadini, come mostra questo video.
Note
- A differenza dei tetti piani, che hanno una superficie orizzontale, i tetti a spiovente offrono una maggiore protezione dagli agenti atmosferici grazie alla loro inclinazione. Questa caratteristica consente all’acqua di scorrere via rapidamente, riducendo il rischio di infiltrazioni e danni causati da pioggia, neve o grandine. Inoltre, i tetti a spiovente sono più adatti a climi caratterizzati da precipitazioni intense, in quanto sono progettati per gestire efficacemente il flusso d’acqua (da Biblus).
- Invmi, società interamente detenuta dal MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze), istituita con lo scopo di valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico) per dare il via al percorso di collaborazione sul progetto di rigenerazione e valorizzazione della “Grande Funzione Urbana Piazza d’Armi”.





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