Quartieri fantasma: palazzi nuovi mai abitati

Tre “ghost town” in zona Ripamonti. Non le uniche.

Ma in fondo a via Ripamonti, tra via Amidani, via Ferrari e via Lampedusa, ce ne sono tre di quartieri fantasma, tre “ghost town” uno accanto l’altro. Un’esagerazione. Tre fronti di grandi palazzi  mai o poco abitati, vuoti, perfino piantati a metà della loro costruzione. Opere fallite prima ancora di essere immesse sul mercato. Il terreno su cui sorgono era costituito da aree agricole di grande pregio, parte del Parco Agricolo Sud. Oggi sono il simbolo della progettazione sbagliata, della massima speculazione edilizia finita nel degrado milanese per eccesso di avidità. Furono costruiti un po’ in tutta la città fra la metà degli anni 80 e gli anni 90 nonostante le chiare indicazioni degli urbanisti. Ci sono troppi uffici in città, dissero già allora, c’è sovrabbondanza rispetto al fabbisogno reale. Perché banche e

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“Errori urbanistici evidenti”, commenta Aldo Ugliano, ex presidente della Zona 5 (oggi consigliere comunale) in questa inchiesta con video intervista di 17 minuti

costruttori sono invece andati avanti a costruire come se nulla fosse, fino ai nostri giorni, portando il numero di uffici vuoti a un livello impressionante?

E le banche che prestano soldi per costruirli?

Questi tre quartieri disabitati, così squallidi, messi in fila uno dietro l’altro, sono certo autentico esempio di scempio urbanistico, spreco di risorse, imperizia dei politici, ignoranza dell’amministrazione. E corruzione. E non sono gli unici quartieri inutili, il fantasma di cemento è dappertutto in città e nell’Hinterland.  Che cosa dire di banche, assicurazioni, finanzieri che hanno dato tanti soldi a progetti falliti prima ancora che finissero, e a politici che quei progetti li hanno avvalorati?  Qualcuno paga per questi errori che a guardare bene errori non sono? Non sembra. Il danno non è solo a carico dei privati: qui ci sono decine di migliaia di metri quadrati di aree rurali andate in fumo, c’è un pezzo di Parco Sud in ambito strettamente milanese trasformato in area degradata. Ci sono oneri di urbanizzazione a carico della collettività, spesi per niente, spreco puro.

Una città invasa da uffici vuoti

Lorenteggio, vuoti da decenni

Lorenteggio, “fantasma” da decenni

A ben guardare, ci sono anche decine di interi palazzi nuovi interamente disabitati, a Milano, Porta Nuova compresa. Ex Fiera. Lorenteggio. Via Stephenson. Naviglio Grande. Ovunque! Vogliamo seriamente discutere che cosa farne e quale politica urbanistica sia idonea per il futuro della città?  Concedere questi spazi vuoti alle piccole medie imprese, alle ditte star up, agli artisti, ai circoli culturali, ai ricercatori, tanto per rivitalizzare una metropoli depressa, non sarebbe una strada praticabile? Domanda da 100 milioni, è buio pesto sul futuro di Milano, si va verso la solita improvvisazione… interessata.

 




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